Parlare in pubblico, provando e riprovando - Relazioni Pubbliche in pillole a cura di Giorgio Vizioli

Feb 12th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione


Al professionista delle relazioni pubbliche può capitare di dover parlare in pubblico: per introdurre o condurre una conferenza stampa, un’intervista, una riunione, una cerimonia, la presentazione di un prodotto o servizio, una convention aziendale.

La capacità di parlare in pubblico è quindi un aspetto assolutamente non secondario, anzi imprescindibile, del patrimonio professionale del comunicatore. Si tratta di un’abilità da acquisire e sviluppare a tre livelli: tecnica oratoria, contenuti, calore espositivo.

Un buon oratore deve essere infatti in grado di suscitare emozioni positive, di attivare e mantenere l’attenzione di chi ascolta e di suscitare nell’ascoltatore interesse per i contenuti esposti. Ma non solo, per essere efficace la sua esposizione, breve o estesa che sia, deve essere convincente, indurre all’azione.

Ogni discorso in pubblico si suddivide in tre parti: esordio, parte centrale e conclusioni. Nella prima parte si definisce il clima, si introduce l’argomento, si presenta il metodo che si intende utilizzare, si dichiarano esplicitamente gli obiettivi; nella parte centrale, invece, si trasferiscono le informazioni e i contenuti e si sostanziano con dimostrazioni ed eventuali esempi; nella parte conclusiva, infine, si riepilogano sinteticamente gli aspetti essenziali di quanto si è detto e si ipotizzano azioni successive.

Per quanto riguarda l’atteggiamento dell’oratore, occorrono doti di sicurezza in sé stessi, tranquillità d’animo, serenità, concentrazione: tutte caratteristiche si acquisiscono attraverso le prove, ripetute anche più volte.

Perché, alla fine, è il pubblico, con il suo comportamento, a decretare se il nostro intervento sia stato o meno efficace. Un famoso esempio, ambientato nella Grecia antica, mette a confronto due oratori, Isocrate e Demostene, entrambi molto preparati.

Ma la differenza tra i due a favore del secondo era che, quando parlava Isocrate, la gente ne apprezzava la grandissima eloquenza ma restava in piazza a commentare; quando invece parlava Demostene, ben più concreto, alla fine del discorso il popolo correva a fare ciò a cui l’oratore lo aveva incitato.
E non è una differenza da poco!

Giorgio Vizioli
Comunicatore e Giornalista, dal 1990 titolare dell’Agenzia Studio Giorgio Vizioli & Associati di Milano (www.studiovizioli.it), ha ricevuto il Premio “Ufficio Stampa di Eccellenza 2019” del GUS (Giornalisti Uffici Stampa) Lombardia
Membro del Comitato Direttivo del ClubMC
giorgio.vizioli@studiovizioli.it
www.studiovizioli.it

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