Patrimoni Unesco, Italia in testa con 59 siti. Seguono Cina e Germania

L‘Italia è il Paese al mondo con più patrimoni dell’umanità, ben 59. Il 26 luglio gli affreschi del Trecento di Padova e Montecatini Terme hanno portato a 57 i siti Unesco nel nostro Paese. Il 28 luglio altre due nuove entrate: i portici di Bologna e 8.000 ettari di foreste italiane all’interno della candidatura transnazionale “Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”. La Cina è seconda a quota 56, terza la Germania a 50

Paradosso Italia

La Cina, che segue a breve distanza il Belpaese nella importante classifica, non ne ha mai conquistato la vetta, nonostante possa fare affidamento su un territorio immensamente più grande e una popolazione numerosa più di 20 volte rispetto all’Italia.

Ciò ricorda quanto il territorio italiano sia stato, anche a causa della propria storia travagliata, un luogo dove l’arte e la bellezza paesaggistica hanno sempre convissuto, influenzandosi a vicenda e restituendo, tramite geni e plasmatori del bello, opere d’arte senza tempo incastonate in uno scenario unico al mondo. Un luogo bellissimo, pieno di cultura, denso di meraviglia dove però paradossalmente gli italiani stentano a trovare lavoro proprio in quell’ambito che dovrebbe essere ricco di custodi di bellezza.

Secondo le analisi dell’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, l’Italia è appena al 19esimo posto, su 28 tenuti in considerazione, nella classifica che calcola il numero di persone impiegate in settori che sono legati alla cultura.

Solo il 3.4% della popolazione italiana è impiegata in lavori che dovrebbero essere basilari per un Paese che può contare su migliaia di siti di interesse eccezionale. Il rapporto realizzato da Eurostat considera “lavori culturali” anche quelle mansioni dove l’impiegato non svolge nello specifico un lavoro culturale. Giornalisti, artisti, musicisti, interpreti, custodi dei musei, archeologi, bibliotecari, sono solo alcune delle professioni tenute in considerazione.

Un dato allarmante che peggiora se si prende in considerazione la fascia d’età dai 15 ai 29 anni. Nella classifica che tiene in considerazione i giovani la situazione peggiora nettamente e si raggiunge la terzultima posizione.

Il numero di laureati impiegati in lavori che hanno a che fare con lo sterminato patrimonio culturale italiano non superano il 50%, peggio fa solo Malta. Dati nettamente in controtendenza rispetto alla tendenza europea: sono 8,4 milioni gli impiegati in attività culturali. In testa ci sono l’Estonia e il Lussemburgo che raggiungono una quota di occupati nel settore cultura del 5.3%

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