Perché Gesù Cristo è il più grande Marketer del mondo? Marketing religioso: il business della fede si evolve tra sacro e profano

Mar 19th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione, Marketing


Non siamo blasfemi, vogliamo solo farti ragionare diversamente dal solito.

Prima dell’avvento della religione Cristiana il mondo era costellato da una miriade di culti pagani pieni di divinità adorate dalle persone. Tendenzialmente questi culti pagani si assomigliavano un po’ tutti. Ares, dio Greco della guerra, era molto simile a Marte, dio Latino, che aveva molte assonanze con Thor, divinità celtica. È vero, potevi scegliere di preferire Nettuno a Marte oppure Odino a Thor, ma la sostanza non cambiava. Eri sempre immerso in un universo dominato da molte divinità: il politeismo era di moda.

Cosa rivoluzionò davvero il “mercato”?

La comparsa della prima religione monoteista.

All’improvviso comparve Gesù Cristo che dichiarò nei “mercati locali” di Betlemme che siamo tutti figli di un unico Dio. SBAM.

Gesù comunicatore formidabile, precursore del content marketing

Il discorso della montagna e non una montagna di discorsi, ma di contenuti umani ed emozionali

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli»”

Gesù è molto pratico, semplice e ispirato nei suoi insegnamenti. In modo particolare lo è nel cosi detto “discorso della montagna”. Una mentalità innovativa, rivoluzionaria, una sorte di capovolgimento copernicano, ispirato alla non violenza, al pacifismo, al rispetto di ogni uomo e di ogni esigenza.

Un mondo basato non sulla sopraffazione, sulla rivalità, sull’indifferenza, bensì radicato nel rispetto profondo, convinto e coinvolgente verso ogni creatura, verso il simile.

L’umanità vista come unica grande famiglia dove c’è spazio per tutti e per ogni esigenza. Le beatitudini sono difficili ma non ostili, non impossibili. Sono compatibili con coloro che vogliono ascoltare il discorso della montagna ed evitare di fare una montagna di discorsi per spiegarlo. Occorre cimentarsi sul campo per praticare la bellezza di un insegnamento pacifico e costruttivo, positivo e innovativo, rivoluzionario ma pacifico.

L’insegnamento di Gesù spinge ciascuno ad approdare verso le necessità e l’intimo di tutti coloro che incontriamo, cerchiamo per incontrare e con cui stabiliamo alleanze, sinergie e collaborazioni. Le beatitudini non sono un ulteriore o nuovo carico di responsabilità, regole, stili di vita, sono semplicemente uno stimolo a produrre amore, rispetto, tolleranza, attenzione, servizio, premura. Quando tutto questo lo si è condito ed ispirato all’amore gratuito e semplice, non appare mai come un peso ma una liberazione, una necessità inscritta nel DNA stesso dell’amore.

La portata innovativa dell’avvento del Messia non fu presa benissimo inizialmente dal “mercato”, tanto è vero che fu più volte tradito e in suo nome molti morirono martiri.

Eppure a distanza di millenni, il Cristianesimo domina ancora i mercati ed è la religione più diffusa nel mondo con 2 miliardi e 200 milioni di fedeli, e la Chiesa è la più importante e significativa azienda “multinazionale” con il settore marketing più efficace e capillare di tutta la storia

Cosa ci insegna la parabola crescente del Cristianesimo nel mondo?

- Se sei uno dei tanti culti generalisti non vinci perché sei uguale a tutti gli altri
- Nel mercato vince chi si differenzia dalla concorrenza
- Per vincere non puoi essere leggermente diverso, devi essere radicalmente diverso
- Per vincere devi uscire dalla strada più battuta e creare una nuova categoria (politeismo –>
monoteismo)
- Nel mercato non si vince con il prodotto, ma conquistando la mente delle persone
- Non vince chi cerca clienti, vince chi crea fedeli
- Essere il primo a fare qualcosa di nuovo conta molto più che essere il migliore
- Il mercato non capirà subito l’innovazione, la vittoria nel mercato assomiglia molto più a una
maratona che a una gara di 100mt

Quando nel 1997 chiesero a monsignor Ernesto Vecchi se la Chiesa avesse mai preso “lezioni” di marketing, lui con un sorriso sardonico stampato in faccia rispose: «La Chiesa può solo darne di lezioni. Il marketing? Ha cominciato Gesù, già duemila anni fa».

Oggi – con oltre due decenni di progresso mediatico e sociale alle spalle – possiamo confermare che il vescovo bolognese ci aveva visto giusto. Infatti, nonostante lo stesso Gesù nella Bibbia abbia ribadito di “non fare della casa del Padre un mercato”, è stato inevitabile che l’avvento dell’epoca moderna, in tutta la sua dinamicità e prepotenza, intaccasse ogni ambito della quotidianità, campanile compreso

Una volta messi da parte gli ostracismi verso la modernità ed abbandonata la Crociata contro tutto ciò che è ritenuto anti-tradizionalista, ecco che anche la religione (o meglio, le religioni) ha così accettato di “giocarsela” ad armi pari contro (o di fianco a) i grandi leader del “market” mondiale: questo si è verificato principalmente negli ultimi due decenni, da un lato a causa della maggiore concorrenza in campo da parte di varie confessioni emergenti e dall’altro anche per “colpa” della nascente comunicazione di massa.

Il mercato dello scambio

Prima di aprire questo sconfinato vaso di Pandora, sarebbe però giusto chiedersi: è davvero corretto parlare di marketing quando il soggetto in questione non è un’azienda ma piuttosto un ente sacro che esiste come guida morale e spirituale da millenni?

A detta del “guru del management” Philip Kotler la risposta sarebbe un sonoro sì. Secondo l’esperto il marketing può essere infatti concepito come “il processo sociale mediante il quale una persona o un gruppo ottiene ciò che costituisce oggetto dei propri bisogni o desideri creando e scambiando prodotti con altri”, il tutto senza dipendere necessariamente dalla componente economica.

Ciò che quindi realmente definisce il colosso del marketing non è tanto l’attività produttiva e monetaria, quanto più la concezione più allargata dello scambio, il quale può essere proposto da qualsiasi organizzazione no-profit tanto quanto dalla religione stessa.

Elevation Church: lo streaming religioso da migliaia di followers

Per avere un chiaro esempio di quale possa essere il rivoluzionario primogenito del connubio tra religione e mass media, basta dare un’occhiata alla cosiddetta Elevation Church che – come professa la sua pagina web – “esiste affinché le persone lontane da Dio siano innalzate alla vita in Cristo”.

In un sorprendente mix di streaming online, televisione e musica, l’innovativa forma di “fede di massa” fondata dallo scrittore e compositore del New York Times Steven Furtick annovera ad oggi nel suo “gregge” (virtuale ed in carne ed ossa) quasi 20.000 seguaci, 16.000 persone neo-battezzate e più di 8.000 volontari all’opera.

Eppure se nella vostra mente si sta già materializzando l’immagine di uno staff composto da suore e sacerdoti siete totalmente fuori strada: alla guida di Elevation Church si contano piuttosto responsabili dell’ufficio finanziario, direttori delle comunicazioni, pastori addetti all’espansione ed altri al culto, nonché coordinatori di gruppi per ragazzi e bambini di ogni età.

Senza contare poi gli incaricati della creazione di app ufficiali scaricabili via smartphone e, nondimeno, i tecnici addetti ad audio e video che curano la componente sicuramente più coinvolgente ed attrattiva di tutta l’organizzazione religiosa: i sermoni.

Bastano pochi click – uno sulla pagina web principale e il secondo sulla tendina “sermons” – per aprire una vera e propria biblioteca virtuale di omelie, più simili a delle TED Talks spirituali piuttosto che alle classiche prediche dal pulpito dell’altare a cui tutti noi siamo abituati.

Ogni domenica puntale – come se a scandirne l’inizio fosse il familiare scampanare del campanile – decine di Ciceroni prendono posto su un grande palco, attorniati da una platea di fedeli che tra applausi, ovazioni e (ovviamente) preghiere ascoltano il loro sermone settimanale in una modalità diametralmente opposta a quella che viene comunemente considerata la regola liturgica.

A rendere il tutto ancora più innovativo e “a prova di marketing” è anche la possibilità di assistere alla lettura del Vangelo via streaming online, rompendo così gli schemi tradizionali che richiedono ai fedeli di essere personalmente presenti ad una funzione di nicchia e spalancando i cancelli ad una comunicazione religiosa globale.

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