Pfizer: «Vaccino efficace al 90%». Ecco quando potrebbe arrivare

Nov 10th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


L’annuncio è di quelli da brividi: il vaccino anti-Covid sviluppato da Pfizer e BioNTech è risultato efficace al 90 per cento nel prevenire la comparsa dei sintomi (e quindi la malattia) durante la fase 3 della sperimentazione, ancora in corso.

«Un risultato straordinario, che avrà un impatto importante sulla risposta all’epidemia» commenta l’infettivologo americano Anthony Fauci. Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si limita a parlare di «notizie incoraggianti». A tutti pare di vedere una piccola luce in fondo al tunnel.

Quando arriverà e quante dosi serviranno a testa

Le due aziende chiederanno l’autorizzazione di emergenza alla Food and drug administration statunitense (emergency use authorization) dopo la terza settimana di novembre, quando avranno a disposizione i dati di sicurezza a due mesi di follow-up. Se tutto va come previsto, il vaccino potrebbe arrivare in quantità massicce a fine 2021, con 1,3 miliardi di flaconi.

Cinquanta milioni di dosi sarebbero invece distribuite entro la fine di quest’anno e basterebbero per 25 milioni di persone: la schedula infatti è di due iniezioni, a distanza di alcune settimane l’una dall’altra. «Il vaccino si deve dimostrare efficace, il che significa che può aiutare a prevenire Covid in almeno la maggior parte dei pazienti trattati — fa sapere Pfizer —.
In secondo luogo, cosa altrettanto importante, si deve dimostrare sicuro, con dati affidabili generati da migliaia di volontari. Infine dobbiamo dimostrare che può essere costantemente prodotto con i più alti standard di qualità. Rimaniamo in linea con le scadenze previste. Abbiamo avviato una revisione progressiva e accelerata con l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) già dall’inizio di ottobre».

Le Borse festeggiano

La notizia ha avuto un impatto enorme nel mondo intero, anche a livello finanziario con le Borse in volata. E scatta la corsa dei Governi per garantirsi le forniture. La Commissione Europea, dopo aver siglato contratti di preacquisto con AstraZeneca, Sanofi-Gsk e Johnson & Johnson, sta negoziando con altre tre compagnie, incluso appunto il tandem Biontech-Pfizer.

«Firmeremo presto un accordo con loro per un massimo di 300 milioni di dosi. Continuiamo a proteggerci a vicenda nel frattempo» scrive su Twitter la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Pfizer ha già chiuso un contratto da 1,95 miliardi di dollari con il Governo statunitense per 100 milioni di dosi.

Come funziona il vaccino di Pfizer?

Il vaccino sviluppato dal gigante farmaceutico Pfizer (Usa) e dall’azienda tedesca BioNTech (fondata da immigrati turchi) utilizza una tecnologia innovativa: contiene nanoparticelle lipidiche (formate da grasso) che circondano una striscia di materiale genetico, l’Rna messaggero (mRna).

Dopo che il siero è stato iniettato, la capsula adiposa trasporta il suo carico nelle cellule e l’Rna messaggero le istruisce a costruire la proteina spike, insegnando così al sistema immunitario a riconoscere e bloccare il coronavirus (che utilizza appunto la proteina spike per legarsi alle cellule umane). È lo stesso approccio utilizzato da un altro candidato vaccino, quello dell’azienda americana Moderna. Nel trial di Pfizer/BioNTech, che ha coinvolto circa 44mila volontari, ci sono stati fino ad oggi 94 casi di Covid: solo una decina si sarebbe verificata in persone che hanno ricevuto le due dosi di vaccino.

I dati, analizzati da un Comitato indipendente, non sono stati ancora pubblicati, ma finora non sono emerse particolari questioni riguardanti la sicurezza: gli effetti collaterali riportati sono dolore nel punto dell’iniezione, stanchezza e febbre, più frequenti tra i giovani. La sperimentazione proseguirà fino a raggiungere 164 casi di Covid con sintomi.

I dati sulla sicurezza entro novembre

«I risultati dimostrano che il nostro vaccino a base di mRna può aiutare a prevenire Covid-19 nella maggior parte delle persone che lo ricevono — scrive Albert Bourla, presidente Pfizer, in un lettera pubblicata sul sito dell’azienda —.

Però non possiamo chiedere l’autorizzazione alla Food and drug administration per l’uso in emergenza solo sulla base di questi risultati di efficacia. Sono necessari più dati sulla sicurezza, che stimiamo arrivino nella terza settimana di novembre. Voglio ringraziare le migliaia di persone che si sono offerte volontarie per la sperimentazione clinica, i nostri collaboratori e ricercatori, i colleghi in tutto il mondo che stanno dedicando il loro tempo a questo compito cruciale».

È già iniziata la produzione

Perché l’annuncio di Pfizer è così importante? «Si tratta del primo dato assoluto di efficacia di un vaccino anti-Covid in fase 3 nell’uomo — sottolinea Sergio Abrignani, immunologo, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare «Romeo ed Enrica Invernizzi» —.

Le due aziende hanno già iniziato la produzione e penso che le prime dosi, riservate a operatori sanitari e soggetti fragili, arriveranno in Italia tra febbraio e marzo 2021. Servirà almeno un anno prima che tutta la popolazione sia vaccinata».

Comportamenti individuali

«Notizie incoraggianti» per il ministro della Salute Roberto Speranza, che invita però alla prudenza: «La ricerca scientifica è la vera chiave per superare l’emergenza, nel frattempo non dobbiamo mai dimenticare che i comportamenti di ciascuno di noi sono indispensabili per piegare la curva».

Fatto sta che, come sottolineato dal ministro degli Esteri tedesco Jens Spahn, «è probabile che si possa arrivare velocemente, come mai prima nella storia dell’umanità, a un vaccino contro un nuovo virus». Parla di «dati impressionanti» il virologo Ian Jones, dell’università britannica di Reading, sia per il livello elevato di protezione dimostrato, sia per l’assenza di effetti collaterali.

Sarà la fine dell’incubo Covid?

«Un risultato importante» anche per Guido Silvestri: «Lo studio clinico — ricorda l’immunologo, docente alla Emory University di Atlanta — ha rivelato un’efficacia di oltre il 90 per cento nel proteggere dalla malattia. Efficacia diventata significativa a 28 giorni dall’inizio della vaccinazione.

Al momento, però non si conosce la durata della protezione, né il suo livello nei soggetti anziani». Roberto Burioni, professore ordinario di Microbiologia e virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, su Medical Facts si lancia in un paragone calcistico: «Siamo al decimo del secondo tempo e stiamo vincendo 3 a zero. Teniamo duro, perché tra poco potrebbe arrivare la conferma definitiva dell’efficacia e la fine di questo incubo che stiamo vivendo da molti mesi».

Oxford cerca volontari in Italia

Potrebbe essere vicino al traguardo anche il vaccino di Oxford-AstraZeneca, sperimentato per la fase 3 in diversi Paesi, tra cui l’Italia. I test partiranno a dicembre nell’Azienda ospedaliera di Modena, uno dei sette centri italiani selezionati, con 300 volontari dai 18 anni in su (vengono esclusi immunodepressi, donne in gravidanza e persone che hanno sviluppato una forma acuta di Covid).

I primi risultati arriveranno in 6 mesi, l’auspicio è che il vaccino possa essere disponibile ad aprile 2021. Quello di Oxford-AstraZeneca — già in fase 3 negli Stati Uniti, dove si attendono i primi risultati entro novembre — è uno dei due vaccini in corso di valutazione da parte dell’Agenzia europea per i medicinali. L’altro è, nemmeno a dirlo, quello di Pfizer/BioNTech.

via www.corriere.it

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