Politica e Comunicazione di Marina Martorana

SAPER COMUNICARE IN POLITICA

L’immagine del candidato si costruisce a tavolino, con un bravo spin doctor che elabori messaggi on e off line coerenti ed eventi in base all’elettorato di riferimento. Nessuna improvvisazione, questione di tecnica.

Yes, we can. Lo slogan di Obama, durante la campagna presidenziale del 2008, è stato ritenuto il migliore della comunicazione politica di sempre.

Adesso da noi, in piena carrellata elettorale e come avrete notato, circolano on e off line Italia sul Serio, dell’alleanza Azione-Italia Viva, mentre Fratelli d’Italia ha lanciato Pronti, la Lega Credo, Il Movimento 5 Stelle Dalla Parte Giusta e il Partito Democratico Scegli.

Va detto che statisticamente – DataMediaHub li ha analizzati, in esclusiva per ItalianTech – non decollano i motti dei due principali contendenti alla poltrona da premier (PD e FdI) , invece al momento ha più successo di tutti quello dei 5S.

Sarà per via della regoletta aurea d’Oltreoceano delle 3 parole? Se per Hemingway bastavano solo 6 parole per raccontare una storia, oggi gran parte delle realtà commerciali USA ritiene che la maggior efficacia comunicativa sussista, appunto, nel concentrare il concetto in 3.

Vengono infatti coniati motti di forte impatto con questa modalità, per esempio l’arcinoto Just do it di Nike che troneggia dal 1988 ovunque diventando parte stessa del brand. Fallo e basta, così si può tradurre, è semplice e incisivo. Come Yes, we can e Dalla parte Giusta.

Non scandalizziamoci nel paragonare un claim coniato per vendere scarpe a un omologo escogitato per far vincere un partito. Il segreto non sta nelle intenzioni, ma nella tecnica. Che é sempre la stessa, declinata secondo il caso.

Difficile dimenticare lo scoraggiante commento scritto tanti anni fa dal lungimirante e iper critico George Orwell: Il linguaggio politico è concepito in modo da far sembrare vere le bugie e rispettabile l’omicidio, e per dare parvenza di solidità all’aria.

Ma a proposito di frasi celebri, va sottolineata quella espressa in tempi ben più recenti dal Cardinale Carlo Maria Martini: La politica é l’unica professione senza una specifica formazione. I risultati sono di conseguenza.

Ironia a parte, in Italia infatti non esiste un percorso di studi ad hoc. Non ci sono delle facoltà specifiche che preparino a intraprendere la carriera. Certo, alcune forniscono un utilissimo bagaglio di conoscenze, in particolare le lauree in scienze politiche, giurisprudenza, marketing e comunicazione, relazioni pubbliche. Ma l’ideale sarebbe creare una nuova disciplina che comprenda di tutte un po’, aggiungendo esami di Lettere per ottimizzare i contenuti. Non ultimo, per svolgere un incarico di comunicazione in ambito politico andrebbe senz’altro conseguito un corso avanzato di lingua inglese. Decisamente vantaggioso sia per i classici motivi relazionali che per poter imparare regole e trucchi dai Paesi più avanzati in questo ambito (Stati Uniti in testa), documentandosi con lettura di libri e giornali, programmi televisivi e varie.

Eppure la figura dello spin doctor – termine anglosassone che abbina spin, il colpo a effetto nel gergo tennistico a doctor, esperto – è presente in ogni anfratto politico del Belpaese. E che fa? Parecchio, anche se spesso non ne abbiamo l’impressione. Deve costruire l’immagine del politico e comunicare strategicamente la versione prescelta. Collabora a stretto contatto con portavoce, social manager e addetti stampa del tal partito, in modo che ogni contenuto prodotto sia in linea con il volto pubblico creato per il candidato e risponda all’elettorato di riferimento. Importanti poi scelta e supervisione dei canali, on e off line, di diffusione delle proprie notizie. Gestisce inoltre le dichiarazioni per rispettare la coerenza predefinita e, in caso di esternazioni controverse, escogita un nuovo messaggio che non provochi dissenso. Per rafforzare la figura del politico, valuta e organizza piccoli e grandi eventi. Ma lo spin doctor risulta efficiente e talentuoso nel crisis management, ovvero quando sa gestire ogni imprevisto che rischi di macchiare il modello politico costruito accuratamente a tavolino.

Vien da sé che, oltre agli studi, per svolgere al meglio questa professione il consulente debba avere determinate caratteristiche personali. A partire da un forte autocontrollo e una buona capacità di gestione dello stress alla capacità di lavorare in team con gli altri membri dello staff e di saper tessere un’ampia rete di rapporti. Ben più della socievolezza, occorre possedere il gene innato del sano opportunismo e della diplomazia relazionale. Importante poi la creatività, o meglio una spiccata attitudine nel trovare soluzioni per appianare problemi o crisi. Non ultimi, uno spin doctor deve essere flessibile, adattabile e orientato al cambiamento.

Insomma , per vincere non basta modernizzarsi con la presenza su Tik Tok o altri social

di Marina Martorana
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