Prank Marketing: far ridere per comunicare efficacemente

Giu 1st, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B

Da ormai qualche tempo impazzano sui social video virali di un advertising non convenzionale. Sto parlando del Prank Marketing, o Prank Adverting, che dir si voglia.

La Prankvertising è una strategia di marketing che punta a creare coinvolgimento, passaparola e viralità a partire da scherzi organizzati dalle aziende ai loro (inconsapevoli) consumatori.

Sembra rivelarsi sempre più spesso uno stratagemma comunicativo ottimale perché i brand si assicurino attenzione in un contesto di sovraccarico e overload informativo.

Se il #prankmarkjeting ha un vantaggio, infatti, è certo la sua originalità e la capacità di agire fuori dai soliti schermi. Non a caso c’è chi l’ha inserita, a ragione, tra quelle forme di comunicazione below the line che aggirano i linguaggi, gli stilemi, i target della pubblicità più tradizionale puntando sulla creatività e sull’effetto sorpresa per riuscire a fare emergere la propria voce tra le tante altre che si affollano in uno spazio, quello della capacità di attenzione e di memorizzazione del destinatario, sempre più limitato.

Il “Prank” (scherzo) ha la qualità di colpire immediatamente l’attenzione del pubblico perché:

1. Fa ridere o sorridere sviluppando subito “simpatia attorno al prodotto/brand

2. Tira fuori il nostro lato sadico: come spettatori adoriamo vedere gli altri subire uno scherzo

3. Pone l’attenzione su un brand in maniera alternativa, inusuale e inaspettata provocando effetto
UAU!

4. Se fatto nel modo giusto e diffuso attraverso i giusti canali (media) ha una risonanza pazzesca via social e soprattutto Youtube, Vimeo, gionali on line. blog, etcc.

Come tutte le altre forme di marketing non convenzionale (ambient marketing, guerrilla marketing, ecc.) a cui è spesso associata, la prakvertising gioca infatti con l’impatto emotivo e la memorabilità dei messaggi.

Serve tenere conto, in questo senso, che ci sono almeno due destinatari diversi in uno scherzo che abbia come vittima i consumatori: i diretti interessati e chiunque altro assista dal vivo o in differita all’azione di marketing in atto.

I primi sono, ovviamente, maggiormente coinvolti; vivono un’esperienza ad alto impatto emotivo, quasi sempre anche perché la situazione messa in scena è di per sé ad alto impatto – che sia in termini di avventura, per esempio, come quando viene finto un inseguimento, o in termini di spavento come durante la presunta caduta di un meteorite – e difficilmente dimenticheranno anche a distanza di tempo quanto vissuto, rendendo di fatto memorabile anche il brand che ha reso possibile l’esperienza e il tipo di relazione instaurata con esso.

Anche chi semplicemente assiste a questi scherzi aziendali, però, sarebbe emotivamente coinvolto: si pensi a quella sorta di empatia che porta a chiedersi quale sarebbe la propria reazione in una situazione simile o a quel divertimento che deriva dal vedere altri in situazioni critiche o difficili e che del resto ha fatto il successo di format televisivi longevi come quello delle candid camera.

Il Prank Marketing risulta particolarmente azzeccato per promuovere film o serie tv cercando di spaventare le vittime di turno cogliendo l’occasione per promuovere più o meno velatamente il brand. Lo scherzo e il soggetto del video sono centrali, il marchio passa in secondo piano.

Il Prank Marketing è praticamente una variante del più celebre Guerrilla Marketing, stile di advertising non convenzionale che punta molto sul fattore sorpresa.

Esistono però evidentemente anche alcuni rischi.<

Da ‘Business Insider’, evidenziando i pro e i contro della prankvertising, hanno sottolineato in particolare che, considerato l’alto impatto emotivo di cui si è detto, si dovrebbe prestare molta attenzione al tipo di emozioni suscitate nel consumatore e inconsapevole destinatario dello scherzo.

C’è, infatti, un catalogo molto vasto di emozioni negative che uno scherzo, anche se messo a punto da un brand, potrebbe scatenare: dalla paura nel caso delle situazioni più fisiche e potenzialmente dannose messe in scena al senso di ansia o più semplicemente al risentimento verso l’azienda che si è presa gioco del consumatore. Tutte reazioni indesiderabili che a nulla giovano al brand, quando non addirittura ne danneggiano l’immagine.

- Prima di pensare a una strategia non convenzionale come questa sarebbe utile, in altre parole, considerare il rischio che la prankvertising si trasformi da una forma di comunicazione oltre la linea in una comunicazione che passi ogni limite: «chiunque dovrebbe poter mangiare in pace il suo tramezzino senza essere cacciato all’interno di una strategia di marketing» scrive, infatti, The Guardian nell’ambito di un’analisi sulle ragioni del successo della prankvertising. Tradotto significa che il marketing dovrebbe evitare innanzitutto di essere invasivo e di trasformarsi in un elemento d’ostacolo alle attività quotidiane dei suoi destinatari;
- ci sono poi diversi rischi ambientali e salutari tra le questioni pragmatiche da non sottovalutare quando si pensa a un’azione di prankvertising: spesso l’allestimento dello scherzo richiede di intervenire sull’ambiente circostante ed è opportuno in questo caso assicurarsi che non si creino danni o modifiche permanenti e indesiderabili, esattamente come accertarsi che le possibili reazioni dei destinatari non rappresentino un pericolo per i diretti interessati o per terze persone;
- alcuni esperti mettono in guardia, poi, dai possibili rischi legali che seguono, per esempio, la diffusione dei video riguardanti lo scherzo in questione sui diversi media, proprietari o meno, specie se vengono diffuse informazioni personali o sensibili che riguardano le persone coinvolte.

Ovviamente gli scherzi pensati dovranno tner conto di questi rischi e pertanto essere simpatici, gradevoli, coinvolgenti in positivo i destinatari, ridicoli ma sempre con toni leggeri e mai dispregiativi, offensivi, pericolosi o spaventosi.

Un esempio riuscitissimo che ha fatto scuola ( nel video esterno) 2012 è stato quello firmato dall’agenzia newyorkese ThinkModo: “Flying people in NYC” s’intitolava e aveva impressionato i cittadini della Grande Mela (e non solo) con centinaia di uomini che volavano sulla città.

In realtà si trattava di manichini, ma tantissimi furono gli inconsapevoli destinatari dello scherzo che alzarono gli occhi al cielo e immortalarono quanto stava succedendo con l’aiuto dei loro telefonini.

7 milioni di visualizzazioni su Youtube erano state effettuate già a pochi giorni dalla pubblicazione
semza contare le migliaia di spazi su testate nazionali ed internazionali, oltre ai post sui social e su i blog

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