Quant’è importante avere immaginazione

Nov 8th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Psicologia & Sociologia


In una memorabile, folgorante lezione dedicata a Camillo Benso di Cavour, lo storico Alessandro Barbero ricorda che, a ventotto anni, Camillo scrive: “La mia testa è ragionante e poco inventiva. Cercherei invano di sviluppare in me i talenti dell’immaginazione. Non ne possiedo alcun germe”.

Eppure, aggiunge Barbero, Cavour è capace, nel pieno della restaurazione e in una Torino sommamente bigotta e conservatrice, di immaginare con i suoi coetanei l’Italia del futuro.

Ma non solo. Prima ancora, a ventidue anni (e già si sente adulto) in una lettera alla straricca, influente, aristocratica marchesa di Barolo, Cavour fa una dichiarazione sorprendente: da giovane, dice, avrei creduto del tutto naturale risvegliarmi un bel mattino primo ministro del regno d’Italia.

Cosa che, dopo qualche decennio, in effetti succede. Ce l’aveva l’immaginazione, evidentemente, chiosa Barbero. Ma è quell’immaginazione che si traduce poi nella visione politica.

Nuove forme dello stare insieme
Eccovi un primo punto: è falso che l’immaginazione serva solo agli scrittori. O, magari, ai designer, agli architetti. Agli stilisti che inventano la moda delle prossime stagioni. L’immaginazione serve, e alla grande, ai politici. Non per inventarsi false promesse (quella, dai, è fuffa) ma per delineare le nuove forme del nostro stare insieme nel mondo.

“Il cambiamento economico e sociale è guidato”, scrive l’European Journal of Psychology, “da processi immaginativi grazie ai quali la vita collettiva viene sperimentata a livello simbolico, per poi mobilitare questa esperienza allo scopo di raggiungere obiettivi politici”.

Inoltre: c’è un lato luminoso e un lato oscuro dell’immaginazione in politica. E il lato oscuro deriva in buona parte dall’assenza di immaginazione: quella che ha condotto a gestire la crisi greca solo a colpi di tagli del welfare e riforme neoliberiste. Quella che ci impedisce di intravedere alternative possibili, e virtuose, a una crescita economica incessante e senza limiti. Quella che (l’articolo, assai citato, è del 2015) porterà alla Brexit.

Nella scienza
Secondo punto. Gli scienziati, gli inventori, i ricercatori sanno (e devono saper) immaginare. “L’immaginazione è più importante della conoscenza”, dice Albert Einstein in un’intervista del 1929. E aggiunge: “La conoscenza è limitata. L’immaginazione abbraccia il mondo”.

Nella scienza, l’immaginazione ha un ruolo produttivo: aiuta a risolvere problemi, a interpretare dati, a progettare ricerche e a formulare ipotesi, e a conquistare nuove conoscenze. È, quella scientifica, un’immaginazione che si dà dei vincoli più o meno stringenti in relazione agli obiettivi posti. “Ciò che distingue i geni creativi come Nikola Tesla e Temple Grandin da immaginatori più mediocri è che i geni sono più capaci di fissare e vincoli giusti e di rispettarli”, scrive Michael Stuart dell’università di Ginevra.

In sostanza: nulla mai si potrà realizzare o scoprire che non sia stato, prima, immaginato. Magari in una forma diversa, ma comunque, immaginato.

Il Tascabile racconta la deliziosa storia delle Coriandoline di Correggio, il quartiere disegnato dai bambini. È il frutto di un progetto durato cinque anni, che ha coinvolto settecento bambini in età prescolare, a cui è stato chiesto come avrebbe dovuto essere la loro casa.

Trasparente, hanno detto. Protetta e dura fuori, ma morbida e accogliente dentro. Colorata. Magica. E con qualche angolo segreto. C’è un dettaglio interessante_: “Le insegnanti hanno provato a giocare con più domande, a scombinare più volte le carte in tavola: ‘Nel momento in cui la risposta era immediata, capivamo che era la più banale e non andava bene. Dovevamo trovare altri interrogativi, che aprissero nuovi scenari’”._

In questa breve considerazione ci sono due ulteriori punti degni di nota. Eccone uno: l’immaginazione può attivarsi a partire da una domanda. Ed eccone un altro: la risposta immediata, quella che per prima viene in mente, è raramente quella buona. Bisogna continuare a cercare e a inseguire le proprie visioni.

Pensiero visivo
A proposito di visioni: una consistente dose di immaginazione è indispensabile per innovare, e costruire nuove imprese sostenibili. Purtroppo, scrive FastCompany, non è una capacità che si sviluppa a scuola.

Ma possiamo addestrarci a pensare per metafore e a impiegare il pensiero visivo. Possiamo trasferire elementi, strategie, metodi da un campo all’altro (Ford ha immaginato la catena di montaggio osservando il modo in cui venivano movimentati i quarti di bue in un mattatoio di Chicago). Possiamo provare a ragionare per paradossi.

L’immaginazione è centrale in ogni processo creativo. Si sviluppa in noi esseri umani attorno ai quindici mesi di età e, se non viene repressa e legata coi fili stretti della razionalità a ogni costo e del conformismo, ci può accompagnare per una vita intera, migliorandola. Immaginazioni guidate sono al centro di molte pratiche di meditazione e di mindfulness, e possono ridurre lo stress e l’ansia.

Se vi chiedo che cos’è l’immaginazione, sapreste dire di che si tratta? Su, pensateci un momento.

L’immaginazione è qualcosa che succede nella nostra mente, e che non ha corrispondenza con quanto i nostri sensi percepiscono del mondo esterno, anche se usa, rimescola e ricombina memorie e cognizioni che sono tratte dal mondo esterno. È un processo cognitivo che riguarda il possibile, e consiste proprio nella capacità di rappresentarsi qualcosa che non c’è. O che non c’è ancora. E, poiché nella nostra mente molto è possibile, l’immaginazione riguarda… il molto che ciascuno di noi è in grado, appunto, di figurarsi.

Si tratta, per esempio, di vedere con “l’occhio della mente”. Sembra che il primo a usare questa definizione sia stato Cicerone, nel De oratore, sconsigliando l’uso di similitudini che possono evocare, appunto, davanti all’occhio della mente degli uditori, immagini inappropriate e imbarazzanti.

di Annamaria Testa, esperta di comunicazione su www.internazionale.it

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