Report Digital 2020: lo scenario nel mondo e in Italia

Mag 2nd, 2020 | Di Redazione | Categoria: Breaking News, Marketing


In Italia sono quasi 50 milioni le persone online ogni giorno e 35 milioni quelle attive sui canali social. Oltre 80 milioni di smartphone per una popolazione residente di 60 milioni. Ma non è questa l’unica sorpresa. Un paese e un mondo che si conferma maturo e connesso, con trend in crescita per quanto riguarda internet, piattaforme social e nuove tecnologie. Questi sono solo alcuni dei dati presentati nel report annuale Digital 2020.

Come sempre accade in questo periodo, noi di Digital Dictionary ma non solo, professionisti, addetti del settore, studenti o semplici appassionati della materia attendiamo il Report Digital annuale che We Are Social e Hootsuite realizzano a livello globale e nazionale.

Grazie a questo report è possibile avere una visione d’insieme del mondo digitale, passando dall’utilizzo di internet e dei Social Media a livello nazionale e globale alle abitudini e preoccupazioni degli utenti online. Dunque, quali sono i nuovi scenari presentati nel Report Digital 2020 ?

1. Digital 2020: la panoramica globale

Qual è lo scenario digitale nel 2020 a livello mondiale? Sono quasi 4,54 miliardi le persone che oggi sono connesse a internet e circa la metà della popolazione mondiale, 3,8 miliardi di persone, utilizza regolarmente i social network, con un incremento del 9% circa rispetto al 2019.

Insomma, più del 60% della popolazione mondiale è online e le ultime tendenze rivelano che oltre la metà della popolazione totale del mondo utilizzerà i social media entro giugno. Sempre per quanto riguarda i social, si denota un incremento del 2,4% per gli accessi da mobile, portando complessivamente a più del 90% la percentuale degli utenti che accede direttamente da telefono e confermando sempre di più l’importanza del “mobile first”.

“Passiamo sul web in media 6 ore e 43 minuti al giorno, di cui circa il 2,24% sono le ore trascorse sui social media.”

Gli utenti di internet di tutto il mondo trascorreranno complessivamente 1,25 miliardi di anni online nel 2020, con oltre un terzo del tempo dedicato ai social media. Tuttavia, la quantità di tempo che le persone trascorrono online varia da nazione a nazione e da paese a paese, con gli utenti di internet nelle Filippine che trascorrono in media 9 ore e 45 minuti al giorno online, rispetto alle sole 4 ore e 22 minuti in Giappone. Rispetto al 2019, il tempo medio di presenza online è inferiore di 3 minuti, ma equivale comunque a più di 100 giorni trascorsi online per ciascun utente.

Un dato interessante e allo stesso tempo preoccupante se consideriamo che l’utente medio di internet quest’anno spenderà online più del 40% del proprio tempo.

Si aggira intorno ai 300 milioni il numero di utenti che hanno avuto accesso a internet per la prima volta nel corso del 2019. Tuttavia, nonostante i numeri incoraggianti, ancora oggi più del 40% della popolazione mondiale non ha accesso online. Dato che sottolinea l’esistenza di un vero e proprio digital divide che caratterizza principalmente i paesi in via di sviluppo dell’Africa e dell’Asia del Sud.

Non solo numeri: dal report “Digital 2020” emergono anche riflessioni interessanti sia sui cambiamenti in atto nello scenario digitale che sulle possibili tendenze future.

Sul fronte eCommerce il dato più interessante è che per la prima volta gli acquisti da mobile superano quelli da desktop e laptop. Inoltre, la distinzione tra acquisti online e offline diventa sempre più sottile, dando vita a esperienze d’acquisto omnicanali, a cavallo tra il mondo reale e quello virtuale.

Oltre all’eCommerce, tra le tendenze da tenere d’occhio ci sono il gaming e le voice technology. Sono proprio le tecnologie voice-based ad aver registrato un incremento del 9% rispetto al 2019, grazie alla diffusione massiva di assistenti vocali come Amazon Echo e Google Home, sempre più utilizzati con regolarità da utenti di tutte le età.

Per quanto riguarda, infatti, le principali preoccupazioni degli utenti, la data privacy si conferma una questione importante. Quasi 2 utenti su 3 esprimono preoccupazione riguardo alla maniera in cui le aziende utilizzano i loro dati personali. Tuttavia, se è vero che da un lato aumentano le preoccupazioni per la privacy digitale, è anche vero che sempre più utenti scelgono di acquistare dispositivi e tecnologie appositamente progettate per creare e condividere dati (gli stessi assistenti vocali ne sono un esempio emblematico).

2. Digital 2020: il panorama italiano

Qual è lo scenario digital in Italia?

In linea con gli altri paesi occidentali, l’Italia si conferma connessa e social come dimostrato dal trend in crescita sull’uso di internet, piattaforme social e nuove tecnologie. Rispetto alla rilevazione del 2019, nei primi mesi del 2020 si registra un incremento del numero degli utenti online: se da un lato sono quasi 50 milioni gli utenti connessi, con una penetrazione dell’82%, dall’altro lato sono ben 35 milioni le persone attive sui canali social.

Ebbene sì, il numero dei dispositivi smart ha superato il numero dei residenti, con circa 80 milioni di device.

Per quanto riguarda invece il tempo medio di connessione giornaliera, coerentemente con l’andamento mondiale, gli italiani spendono circa 6 ore online accedendo da qualsiasi dispositivo. Più nel dettaglio possiamo dire che il tempo speso online si divide in:

1h e 57 minuti sui social media
3h e 7 minuti su smart TV o piattaforme di streaming
1h e 1 su piattaforme di streaming musicale
49 minuti online su piattaforme di gaming

Analizzando il report emerge che l’Italia è un paese “maturo” nell’utilizzo di Internet e dei canali social, i quali sono utilizzati in maniera sempre più diversificata a scopo di intrattenimento, informazione, condivisione e conversazione. Andiamo a vedere questi dati nel dettaglio!
3. App e Social Network: abitudini d’uso e preferenze

Entriamo ancor di più nel dettaglio per analizzare le piattaforme preferite dagli italiani. Rispetto all’anno passato non ci sono importanti cambiamenti:

” Per il secondo anno di seguito, YouTube si conferma il social più amato e utilizzato in Italia”

Analizzando con maggiore attenzione il report Digital 2020 è ancora Youtube il social network più amato dagli italiani, con una percentuale di penetrazione dell’88%. A seguire troviamo le app della famiglia Facebook, ovvero Whatsapp e Facebook stesso, Instagram e Messenger. Interessante la crescita di Instagram, che rispetto al 2019 aumenta del 9% raggiungendo la quarta posizione in classifica.

A dispetto del comune sentire, anche Pinterest continua a registrare un trend positivo, rispetto all’anno precedente, passando dal 24 al 29%. Impossibile non menzionare Tik Tok. Il social preferito dagli adolescenti è balzato in un anno all’11%, anche se al momento è ancora ben lontano dal podio.

Insomma, possiamo affermare che il 92% degli italiani che usano i social network predilige le app dedicate alle chat, mentre il 73% accede al web per guardare video. In crescita il settore gaming, ma anche le app musicali, quelle di home banking e quelle dedicate ai temi benessere e sport.

4. Italiani e Digital: cosa dobbiamo sapere?

Se parliamo del comportamento che gli utenti hanno sui social possiamo dire che:

” Gli italiani trascorrono online un quarto della giornata.”

E non solo: il popolo italiano si conferma molto attivo e partecipativo alle conversazioni che avvengono online. Infatti, quasi l’81% degli italiani ha contribuito attivamente al dialogo, un dato che sottolinea un aumento del coinvolgimento.

Ma non solo: come in molti altri paesi, anche gli italiani stanno manifestando una grande attenzione per i temi importanti legati alla vita online, come il controllo della propria privacy e la scelta di fonti di informazione affidabili. Secondo il report, più di 1 persona su 2 ha espresso preoccupazione per la tematica del trattamento dei dati personali e per il fenomeno delle fake news.

Perché le fake news? Gli italiani, a dispetto di quanto si possa pensare, non utilizzano internet solo per svago, bensì per crescere personalmente e professionalmente grazie ai contenuti video e blog, l’ascolto di podcast e web radio. Da qui nasce il bisogno di capire e riconoscere quali sono le fonti affidabili.

I temi di cui gli utenti si preoccupano di più quando sono online è:

il trattamento dei dati personali
la cancellazione dei cookies
le fake news
l’utilizzo di strumenti di ad-blocking
l’utilizzo di sistemi/app per il tracciamento dello “screen time” sui dispositivi mobili

Tra le categorie di app e comportamenti più in voga troviamo le applicazioni relative al mondo del gaming, e secondo i dati di We Are Social e Hootsuite, quasi 2 persone su 5 possiedono una console su cui spendono all’incirca 50 minuti al giorno, attivamente o passivamente se pensiamo che 1 utente su 8 guarda altri giocare in live streaming. Insomma, il gaming è un settore che diventa sempre più difficile da ignorare.

Una crescita simile si registra anche sul fronte e-commerce: l’87% degli utenti ha dichiarato di aver cercato online prodotti e servizi prima dell’acquisto, mentre il 77% ha acquistato online un prodotto nell’ultimo mese accedendo da qualsiasi device. Sempre più sono le persone che acquistano online e preferiscono il mobile rispetto al computer, andando così ad assottigliare la differenza tra le due modalità.

In conclusione, questi sono solo alcuni dei principali dati presentati e presenti nel Report Digital 2020. Dati e strumenti utili per comprendere al meglio le tendenze del mondo digitale, nel mondo e in Italia e cercare di prevedere, dove possibile, trend e sviluppi futuri del digitale

Ecco l’ABC(DE) dei digital trend 2020 stilato dal team Education di Digital Dictionary:

A) Autonomous things: benvenuti nell’era degli oggetti autonomi

Robot, droni, auto a guida autonoma sono gli esponenti di spicco di un mondo tecnologico che sta pian piano uscendo dai laboratori e si sta facendo strada nella vita reale, tanto da costituire un vero e proprio trend.

Grazie alle continue e costanti innovazioni in questo campo - che riguardano non solo la parte hardware di questi “oggetti”, ma anche e soprattutto quella software, e in questo caso l’intelligenza artificiale, e il machine learning in particolare, rivestono un ruolo di primo piano - gli oggetti autonomi si stanno diffondendo a livello trasversale in settori e ambiti anche molto diversi tra loro.

Dall’agricoltura alla medicina, passando per la logistica, la mobilità e la sicurezza, sono svariati i contesti in cui gli oggetti autonomi possono giocare un ruolo di rilievo e nel 2020 questa posizione non farà altro che continuare a consolidarsi.

Basti pensare ad Amazon e al suo progetto sulle consegne via drone: una promessa che proprio nel 2020 potrebbe diventare realtà, una volta ottenuti i permessi necessari, e che rappresenterebbe una svolta epocale per il mondo delle consegne a corto raggio.

Ma anche il mondo della guida autonoma prosegue senza sosta la sua cavalcata verso il perfezionamento di una tecnologia che ha le potenzialità di modificare radicalmente non soltanto l’industria automobilistica e la mobilità, ma anche quello della consegna delle merci, visti i numerosi e interessanti esempi visti in questo ambito già nel 2019.

Non solo il mondo automotive, ma anche quello del retail (dalla GDO alla vendita al dettaglio di cibi e bevande) sta già cambiando volto diventando sempre più “autonomo”, abbracciando così un trend digitale ormai sulla rampa di lancio.

Del resto negli Stati Uniti, le self-driving car sono sempre più una vera e propria realtà: Waymo, solo per citare il caso studio più famoso, continua a far macinare chilometri e chilometri alle sue auto a guida autonoma e contemporaneamente ne fa testare concretamente le potenzialità a migliaia di persone in contesti di vita quotidiana grazie al primo servizio di mobilità autonoma aperto al pubblico: Waymo One.

B) Body barcodes: il mondo dei pagamenti passa dalla biometrica

Che uno dei trend della società in cui viviamo sia il progressivo abbandono del denaro contante è un dato di fatto da quando alla fine degli anni ‘50 del secolo scorso hanno trovato spazio nei portafogli i primi rettangolini plastificati per i pagamenti, meglio noti come carte di credito.

Oggigiorno i pagamenti digitali rappresentano la nuova ondata rivoluzionaria per il mondo dei pagamenti e i consumatori in giro per il mondo stanno abbracciando con sempre maggior convinzione le nuove modalità di pagamento alimentate dalla trasformazione digitale. Nel 2017 in Italia il valore del transato attraverso modalità di pagamento digitali è stato pari a 46 miliardi di euro e ci si aspetta che questo valore raggiunga i 100 miliardi di euro nel 2020. Nel 2018, invece, le transazioni tramite mobile payment in Cina hanno raggiunto il valore di 41 trilioni di dollari.

Dopo aver sdoganato in brevissimo tempo l’uso dello smartphone per effettuare un pagamento, i player tecnologici stanno già concentrando i loro sforzi sulla prossima generazione di pagamenti digitali: quelli per i quali basterà il riconoscimento di tipo biometrico.

Apple, Google e Samsung ci hanno già abituati all’uso dell’impronta digitale o del riconoscimento facciale per autorizzare i nostri mobile payment, ciò a cui stanno iniziando ad abituarsi i consumatori cinesi rappresenta un upgrade che già nel 2020 potrebbe farsi largo fuori dalla Cina: POS con integrato un sistema di riconoscimento biometrico (principalmente facciale) che permettono di effettuare un pagamento in assenza di qualsiasi tipo di strumento ausiliare come denaro, carte di credito o smartphone.

In Cina, Alibaba (tramite Alipay) e Tencent (tramite WeChat Pay) hanno già aperto la via all’utilizzo di massa di questa tecnologia: quanto tempo passerà prima che anche nei nostri supermercati si potrà pagare con un semplice sorriso?

C) Conversational interface: il potere delle conversazioni

Si dice che i nati dopo il 2010 siano la prima generazione mobile-first della storia, visto che si tratta di bambini nati con lo smartphone in mano. I nati nel 2020 saranno probabilmente la prima generazione voice-first: perché digitare qualcosa su una tastiera quando si può utilizzare la voce per ottenere lo stesso risultato?

Le interfacce conversazionali rappresentano senza dubbio un nuovo paradigma di interazione uomo-computer e hanno tutte le potenzialità per influenzare il modo in cui le aziende interagiscono con i clienti, offrono servizi e forniscono strumenti ai propri dipendenti.

Gli assistenti virtuali di Amazon e Google rappresentano un buon esempio in questo senso, ma la vera sfida, e il trend per il 2020, sarà iniziare davvero a rendere questi assistenti in grado di dialogare con gli utenti e non semplicemente di rispondere a dei comandi che, spesso, sono espressi in un linguaggio poco naturale per l’essere umano.

Gli assistenti vocali si stanno quindi affermando e diffondendo come nuovi punti di contatto nel rapporto tra marchi e consumatori, non solo per effettuare un acquisto. Secondo una recente ricerca condotta da Voicebot.ai, l’88,5% dei marketers intervistati ritiene che gli assistenti vocali saranno un canale di marketing significativo nei prossimi 3-5 anni: il 25,2%, in particolare, ritiene che gli assistenti vocali rappresenteranno un canale estremamente importante.

D) Digital Privacy: è il momento di parlarne, seriamente

Gli ultimi anni sono stati segnati da un crescente interesse, e da una crescente preoccupazione, circa la gestione della privacy all’interno del mondo digitale. L’entrata in vigore di normative come la GDPR in Europa e il Consumer Privacy Act in California, hanno testimoniato la necessità di mettere ordine in un mondo che, ancora oggi, appare caotico e poco trasparente all’utente finale.

Tenendo conto della continua ed esponenziale moltiplicazione dei touchpoint digitali a cui gli utenti sono esposti e alla miriade di servizi accessibili digitalmente, le informazioni personali che ogni giorno ogni utente dissemina, consapevolmente o meno, sul web sono innumerevoli. Cosa viene fatto per proteggerle? Questo tema nel 2020 potrebbe diventare uno dei topic, e dei digital trend, veramente scottanti per i giganti del web.

Del resto già nel 2019 la conversazione sul tema è stata in qualche modo avviata. Facebook, per esempio, durante la propria conferenza annuale ha chiarito e rinnovato il proprio impegno in materia di privacy. Sarà sufficiente?

E) Everything-as-a-service: il confine tra bene e servizio non sarà più lo stesso

Lo sperimentiamo ogni giorno tramite servizi come Spotify e Netflix: siamo passati dall’acquisto di un bene (un brano musicale o un film) alla fruizione di un servizio. Nell’era dell’economia dell’esperienza, in cui il digitale gioca un ruolo di primo piano, il focus non è più sulla vendita del prodotto, ma sul legame che si instaura tra brand e cliente tramite un prodotto che abilita un ecosistema di servizi.

Benvenuti nell’epoca dell’Everything-as-a-service, un trend digitale che ben si applica non solo al mondo dei software per aziende, a partire dal cloud computing, ma anche a quello dei beni di consumo al dettaglio: una lavatrice non è più soltanto una lavatrice, se al momento dell’acquisto siamo disposti a pagare un costo aggiuntivo per ricevere avvisi su come funziona o se bisogna chiamare un tecnico dell’assistenza.

Nel momento in cui l’Internet of Things, i Big Data, il Cloud, il 5G, che non sono soltanto delle buzzword, si diffondono con maggiore capillarità, l’ecosistema di servizi che possono abilitare da vita a un nuovo modello di business, l’everything-as-a-service, di cui finora non abbiamo scalfito neanche la superficie.

Scritto da Roberta Zanon su www.digitaldictionary.it/blog/

Related posts:

  1. We Are Social presenta il report “Digital 2020”: gli italiani trascorrono online un quarto della loro giornata
  2. Cosa accadrà al mondo del marketing post pandemia? Dal traditional al digital
  3. Criteo: report Commerce & Digital Marketing Outlook 2019, 7 nuovi trend
  4. Italia anno zero del podcast, primo Report Italia di Voxnest