Retail reloaded. Dopo H&M, anche Macy’s ripensa il ruolo degli store

Mar 10th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Trade e distribuzione


Macy’s riduce ulteriormente il suo perimetro retail e studia nuovi modelli di negozi per sopravvivere alla concorrenza dell’e-commerce. Negli scorsi giorni, l’insegna simbolo dello shopping americano ha infatti annunciato la chiusura di 125 punti vendita nei prossimi tre anni.

Di questi, 29 verranno dismessi già quest’anno. I tagli all’organico riguardano 2mila persone (il 10% circa dei dipendenti totali), la sede centrale di Cincinnati verrà chiusa e l’headquarter di Macy’s si sposterà a New York, in Herald Square, dove arriverà probabilmente anche il polo direzionale dell’e-commerce, oggi situato in California.

L’obiettivo di Macy’s è quello di ‘risparmiare’ 1,5 miliardi di dollari (circa 1,4 miliardi di euro) entro il 2022. Le chiusure riguardano per lo più spazi all’interno di mall, in Stati e città non strategici dal punto di vista turistico. Di contro, sono previste nuove aperture per le insegne off-price di Macy’s, Backstage e Bloomingdale’s The Outlet.

La strategia di crescita di Macy’s punta ora sull’upgrade degli store che restano in portfolio, con strategie di marketing mirate e investimenti in tecnologia. Il gruppo lancerà inoltre un nuovo format di vendita, Market by Macy’s, che prevede negozi di dimensioni più ridotte e fuori dai centri commerciali.

“Market by Macy’s – si legge nella nota del gruppo – presenterà un mix di prodotti e merci locali curati da Macy, oltre a proposte food dedicate a ogni zona e un robusto calendario di eventi in grado di coinvolgere la comunità”. Il primo store con il nuovo format debutterà oggi a Dallas.

Altro punto del piano di rilancio di Macy’s è la trasformazione della supply chain in chiave omnichannel, per favorire una migliore gestione degli inventari. Macy’s pubblicherà i dati relativi all’esercizio 2019 il prossimo 25 febbraio. I dati preliminari del solo quarto trimestre (che include la holiday season) evidenziano vendite per 24,5 miliardi di dollari, in leggera flessione a parità di perimetro.

L’annuncio della nuova strategia del gruppo guidato da Jeff Gennette conferma le trasformazioni in atto nel panorama retail (negli Stati Uniti il settore ha registrato il collasso di nomi come Sears, JCPenney e Barneys, poi rilevato da Authentic Brands Group).

Il ripensamento del ruolo degli store coinvolge anche player ‘in salute’ e in espansione come H&M, che ha ufficializzato un riassetto del proprio network di punti vendita, per i quali è previsto un cambio di concept strategico.

Da semplici punti vendita, saranno pensati e gestiti come hub logistici per il digitale. Secondo quanto riferito dal Financial Times, H&M potenzierà il suo nertwork retail, in modo anche da rispondere alle critiche di lentezza nello sviluppo digitale avanzate dagli investitori, preoccupati dalla continua apertura di store fisici.

Quest’anno H&M aprirà il più basso numero di negozi da decenni, aggiungendo 25 vetrine alle 5.067 unità esistenti (il valore netto è il risultato di 200 aperture nei mercati emergenti e 175 chiusure in aree come l’Europa e gli Usa).

“Pensiamo che il ruolo degli store debba cambiare – ha commentato Karl-Johan Persson, oggi chairman di H&M, dopo essere stato CEO dal 2009 -. Come possiamo usare questi punti vendita ancora meglio come hub logistici per le consegne, per il ritiro e il reso delle merci?”. La società starebbe valutando il numero di magazzini necessari in ciascun Paese per rifornire i propri negozi fisici e, separatamente, per le vendite online.

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