Ritirato lo spot che metteva in competizione i diritti dei bambini con quelli degli animali

Nov 25th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


Chi si occupa di comunicazione riveste un ruolo cruciale nella diffusione dell’informazione e nell’attività di sensibilizzazione. Possiede una grande responsabilità perché ha il compito di veicolare messaggi che possono essere distorti e per questo diventare potenzialmente dannosi.

È accaduto agli ideatori di uno spot molto discusso e criticato che metteva palesemente in competizione i diritti dei bambini con quelli degli animali.

Fortunatamente questa cattiva comunicazione non ha avuto la meglio: è stata anzi oggetto di numerose critiche, riscuotendo di fatto una palese sconfitta culturale e attendendo anche l’allontanamento dei suoi sostenitori che hanno deciso di sospendere le donazioni.

Da questa brutta vicenda ne è sicuramente uscito rafforzato il diritto al rispetto e alla tutela delle creature più deboli, sia bambini che animali, che non hanno la possibilità di difendersi da soli. ENPA, da parte sua, ribadisce il proprio impegno alla tutela delle creature bisognose affinché non si possa più affermare impunemente “è solo un animale”, confermando altresì che non vi è mai stata alcuna competizione con le associazioni che si occupano dei diritti dell’infanzia.

Una campagna del Telefono Azzurro in occasione della 31esima Giornata universale dei diritti dell’infanzia (celebrata il 20 novembre), condivisa con l’hashtag #primaibambini è un vero shock: il messaggio è un’accusa contro chi pensa prima gli animali che ai cuccioli d’uomo. Un messaggio atroce non molto diverso dai tanti che distorcono il concetto di diritto, trasformandolo in privilegio.

Siamo inondati dai “primaqualcuno”, come se i diritti dovessero essere messi gli uni contro gli altri per affermarsi, dimenticando che in una guerra ci sono solo vinti e nessun vincitore. Epic fail anche del Telefono Azzurro, che da decenni si batte per i diritti dei bambini. Ma che oggi li mette contro quelli degli animali, peraltro, nel caso specifico, quelli di un cane di famiglia, che aveva richiamato l’attenzione dell’uomo.

Pioggia di critiche contro l’associazione, inondata di messaggi inferociti su tutti gli account social, che si difende sostenendo l’intenzione di lanciare l’allarme di come i bambini siano invisibili. Ma che, invece di mostrare un uomo che cerca magari di salvare un oggetto materiale dimenticandosi dei piccoli, mette in video qualcuno che “preferisce” un cane, parte della famiglia, ai bambini.

Sovviene la storia di Noah, un bambino di cinque anni, che durante un incendio in casa è saltato giù dal suo lettone, ha portato in salvo la sua sorellina di due anni attraverso una finestra e poi è tornato indietro perché il suo cane era rimasto nella stanza. E ha salvato anche lui.

La scelta porta al secondo errore: quello di contrapporre bambini e animali. Mentre sono due mondi che hanno molto in comune: spesso hanno difficoltà a farsi capire dagli adulti, hanno difficoltà a difendersi dai loro abusi non sono dal punto di vista fisico, ma anche psicologico perché non capiscono come qualcuno che loro amano si comporti in quella maniera. Bambini e animali sono esseri spesso indifesi e dovrebbero essere tutelati entrambi.

Il terzo errore sta nel banalizzare il ruolo del cane all’interno di una famiglia: nei primi momenti del video si sente un cane che abbaia. Nell’intenzione del creatore dello spot quello dovrebbe probabilmente essere ciò che spinge l’eroe (a questo punto cattivo) a tornare indietro. Ma quando entra dentro l’appartamento il quattrozampe è fermo accanto ai due bambini impauriti. Quasi a volerli proteggere. Se fosse stato da solo avrebbe cercato di fuggire in qualche maniera, sarebbe stato vicino alla porta. Perché chi conosce i cani sa che quando si sentono parte di una famiglia la proteggono. Che cosa capiterebbe se quello spot venisse visto da un bambino di cinque anni che vive in una famiglia con un cane? Che cosa penserebbe? Forse che in un momento di difficoltà il padre preferirebbe il cane a lui?

Il quarto errore, strettamente legato al precedente, sta nel trasmettere un messaggio sbagliato sulla natura del cane: negli ultimi anni molte ricerche hanno dimostrato come la presenza di un animale domestico in una famiglia renda migliore la crescita di un bambino. Il quattrozampe aiuta il “piccolo uomo” a crescere più sereno, a essere più sensibile perché capace di instaurare un rapporto con un altro essere vivente che è privo di parola ma che sa farsi capire da chi lo vuole capire. Non si può contrapporre le due figure.

Un rapporto, quello fa bambini e cani, che diventa ancora più forte e profondo negli Interventi assistiti con gli animali, la cosiddetta pet therapy: lì i cani, come altri animali, vengono impiegati a supporto delle terapie per i bambini che hanno più bisogno, perché riescono ad arrivare anche laddove medici e psicologi non arrivano. I cani, appositamente preparati, riescono a diventare un ponte di comunicazione che supera le prigioni psicologiche in cui i più piccoli sono rinchiusi in cui altrimenti non si potrebbe entrare

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