Shockvertising: quando la pubblicità sconvolge con forte impatto emotivo

Feb 22nd, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione, Marketing


Shockvertising è un termine anglosassone che nasce dalla fusione delle parole Shock (letteralmente: urto, impressione violenta, scossa) e Advertising (cioè pubblicità), ed è impiegato per definire quelle réclame in grado di creare un forte impatto emotivo nei destinatari.

In un mondo soggetto a globalizzazione e ad un continuo e rapido sviluppo tecnologico che richiede forme di intrattenimento sempre più suggestive, le agenzie pubblicitarie hanno dovuto rivolgere la propria attenzione a metodi pubblicitari basati sulla provocazione per farsi strada in un mercato saturo e per catturare l’attenzione di consumatori sempre più desensibilizzati.

È nata così la Shockvertising (o Shock Advertising), un tipo di pubblicità che punta sull’effetto shock per attirare l’attenzione dell’audience.

Ad essa sono correlati altri due tipi di réclame: la Fear Aurosing Appeal e la Yobbo Advertising
che analizzeremo più nei dettagli in sedi separate.

Ma in sintesi la prima gioca sulle paure delle persone e sugli effetti negativi derivanti dalla mancata osservanza delle raccomandazioni in essa contenute;
la seconda usa diversi espedienti, come immagini oscene, volgari, ripugnanti o blasfeme, per provocare e scuotere la sensibilità umana.

Lo scopo di queste campagne pubblicitarie provocatorie è quello di impressionare i destinatari per ottenere la loro attenzione e il loro coinvolgimento nel processo consumistico in crescita.

Quante ne avete viste? Probabilmente parecchie e sicuramente ve le ricorderete. Ma vi ricordate anche il prodotto/servizio che reclamavano?

Lo shock, la paura, la frustrazione e le altre emozioni forti, sono veramente efficaci? Negli ultimi anni la shockvertising è stato al centro di accese discussioni, con opinioni divergenti riguardo la sua legittimità e la sua efficacia. Gli studi confermano il suo indubbio potere nel facilitare il ricordo del messaggio pubblicitario.

Utile ed efficace nelle Pubblicità Progresso, dove l’intento è quello di sensibilizzare e veicolare messaggi sociali come nel caso dei disordini alimentari, della violenza sulle donne e sui bambini e degli incidenti stradali, dei disastri ambientali, della tutela della flora e fauna in estinzione o contro la droga, il fumo, l’alcool etcc

Quando invece si utilizza questo espediente per pubblicizzare un prodotto/servizio allora il risultato è ben diverso. Utilizzare la provocazione per promuovere qualcosa a fini commerciali spesso procura un senso di fastidio nel pubblico.

Due esempi sono le pubblicità di Dolce & Gabbana (in cui al centro c’è un atto sessuale, forse neanche troppo consensiente) e quella di una rivista belga (che ricostruisce addirittura l’omicidio Kennedy).

Le pubblicità sicuramente colpiscono, qualcuno (spesso gli addetti ai lavori) possono anche apprezzarne lo sforzo creativo ma i destinatari finali, il più delle volte, notano una forzatura, un messaggio un po’ fuori contesto rispetto al prodotto, una provocazione gratuita. Guardate qua:

Nel caso delle pubblicità progresso invece – nonostante si prema ancora più forte sul pedale “shock” – si tende ad accogliere il messaggio più positivamente, a giustificare la provocazione perché finalizzata alla sensibilizzazione, allo scuotimento delle coscienze.

È stato osservato che, nel caso delle pubblicità di utilità sociale, pur facendo leva sullo shock, il pubblico ne accoglie favorevolmente il messaggio, accettando la provocazione ai fini della sensibilizzazione delle coscienze.

Diversa è la risposta della gente quando la Shock advertising è usata per pubblicizzare prodotti o servizi: in tal caso la reazione è di fastidio e rifiuto nei confronti di una provocazione ritenuta gratuita e ingiustificata e per nulla compatibile con i prodotti pubblicizzati.

Storia della shockvertising

Per adattarsi alle nuove generazioni, super equipaggiate e sempre più consapevoli, era prevedibile che le agenzie di pubblicità creassero una nuova strategia che si adattasse sia all’Online Advertising che all’Outdoor adv.

I consumatori di oggi sono più attenti e cercano intrattenimento, ideologia e un’intera gamma di emozioni comprese nel pacchetto che intendono acquistare.

Consapevoli di questo genere di cambiamento nella mentalità della gente, i marketer sono stati sfidati a creare qualcosa che potesse conquistare il moderno consumatore. La capacità di comprendere la psicologia e le emozioni della gente è diventata un’abilità indispensabile.

Per venire incontro alle nuove esigenze del mercato, è nata la shockvertising che ha cominciato a delineare il cammino per un nuovo tipo di pubblicità basato sullo shock, la paura, la frustrazione e altre emozioni forti per indurre a riconoscere un brand e acquistarne i prodotti e servizi.

Related posts:

  1. Storytelling: quali sono le strutture narrative degli spot pubblicitari ad alto impatto emotivo?
  2. Il lato b (buono) del marketing: quando la pubblicità diventa «buona e giusta»
  3. Ma quando arriva il mio premio? - Sales Promotion: Concorsi e Operazioni a Premio dalla A alla Z a cura di Miriam Forte
  4. CTV Advertising: è il futuro della pubblicità e del marketing?