Social media trend: ecco quelli del 2020

Nov 21st, 2019 | Di Redazione | Categoria: Breaking News


Sui social, si sa, si gioca d’anticipo e la partita contro il tempo la vince chi sa pianificare la propria strategia. Il trucco per riuscirci? Individuare e saper sfruttare le tendenze giuste.

Quando? Ovviamente prima che ci arrivino i propri competitor. Il report di Talkwalker sui social media trend 2020, allora, prova a tracciare la direzione verso cui ci si muoverà nel nuovo anno, provando a rispondere a domande del tipo “Come coinvolgere le nuove generazioni?“, “In quali tecnologie investire maggiormente?“, “Quale sarà il ruolo dell’intelligenza artificiale?“.

Social media trend 2020: TikTok sarà il social del futuro?

750 milioni di utenti attivi, 2,6 milioni di menzioni sui social, disponibile in 150 paesi e in 75 lingue. Parliamo di TikTok, il social network cinese a prova di generazione Z che sta facendo tremare Mark Zuckerberg. Nato nel 2016 dalle ceneri di Musical.ly, TikTok costituisce ancora oggi un terreno inesplorato per i marketer di tutto il mondo.

Nonostante il boom di registrazioni dell’ultimo periodo che ha reso l’app prima per numero di download su App Store e Play Store, gli strumenti a disposizione degli inserzionisti sono ancora pochi e in una fase embrionale. Ciò sembra però non aver scoraggiato grandi brand come Pepsi, Nike, Sony o Fanta, che stanno già costruendo le proprie community ricorrendo all’aiuto di influencer e creator più o meno famosi.

Per esempio, Pepsi India ha lanciato la #SwagStepChallenge che ha generato quasi 8 milioni di visualizzazioni e circa 35mila user generated content ; mentre la sfida #InMyDenim di Guess del 2018 ha raggiunto ben 37 milioni di visualizzazioni. Un dato interessante, dunque, se aggiunto al fatto che un numero sempre maggiore di celebrità – anche nostrane – sta colonizzando la piattaforma portando con sé una buona fetta del proprio pubblico e registrando livelli di engagement interessanti.

Insomma, il 2020 sarà davvero l’anno di TikTok? Sicuramente bisognerà attendere, partendo però da una certezza: quando si tratta di “creare” tendenze, non si può aspettare che siano gli altri ad aprire la strada, perché per avere successo bisogna essere pionieri.

Social media wellness e digital detox

Se cresce il numero di utenti iperconnessi grazie all’avvento dei “nuovi social”, in aumento è anche il numero dei “disconnessi”. Secondo Talkwalker, infatti, le persone sono sempre più consapevoli dell’impatto che i social media hanno sulla propria salute – mentale e fisica – e, pertanto, sono pronte a intraprendere azioni individuali per limitarne l’utilizzo. Questo fenomeno non si limita al lancio di hashtag creati ad hoc, ma si configura come un vero e proprio movimento sociale che parte dal basso e si concretizza in iniziative reali (come il National Day of Unplugging). «I consumatori sono stanchi dell’immensa quantità di contenuti diversificati a cui sono sottoposti sui social media.

I consumatori meritano una pausa, ma la responsabilità di rendere utile il tempo dei consumatori online, tramite storie tempestive e rilevanti, ricade sui brand», ha affermato Tiankai Feng, global voice of consumer analytics di Adidas. Se Facebook e Instagram nascondono i like, Google lancia Digital Wellbeing per monitorare il tempo di utilizzo dei dispositivi e promuoverne un uso consapevole.

Quali sono le possibili implicazioni per i marketer? Paradossalmente meno tempo passato sui social non equivale a un crollo di engagement: nel mondo dei social qualità non fa mai rima con quantità. Lo hanno già capito aziende come Porsche, che ha sposato il trend del digital detox per coinvolgere la propria audience, o come Lush UK, che ha scelto di ridurre il numero di contenuti pubblicati sui propri canali ufficiali per lasciare spazio alle conversazioni tra gli utenti.

Data Privacy e lotta alle Fake News

Con le presidenziali americane in vista, data privacy e disinformazione saranno temi caldi – caldissimi – anche nel 2020.

I social media hanno sofferto un problema di fiducia negli ultimi anni e la necessità di una qualche forma di regolamentazione sembra essere un’esigenza sentita, non solo dagli utenti. «Credo che servano regole più attive per governi e legislatori. Aggiornando le regole per Internet possiamo preservarne il lato migliore, ovvero la libertà delle persone di esprimere se stesse e degli imprenditori di costruire cose nuove, proteggendo al tempo stesso la società da danni più vasti», come ha sottolineato Mark Zuckerberg.

Gli utenti stanno diventando sempre più sospettosi riguardo all’utilizzo che le aziende fanno dei propri dati personali e preferiscono rifugiarsi su piattaforme come WhatsApp o Telegram (i cosiddetti “dark social”), percepite come più sicure rispetto alla “pubblica piazza” di Facebook e co. Cosa aspettarsi, quindi, dal 2020? Sicuramente nuove forme di regolamentazione, ma anche un graduale cambiamento delle abitudini degli utenti, che preferiranno forme d’interazione privata a quella pubblica, che sia per comunicare con gli amici o per mantenersi in contatto con i brand preferiti.
Social media trend 2020: AR e VR per strategie di marketing efficaci

Oggigiorno quando si parla di content marketing gli utenti cercano coinvolgimento e partecipazione attiva e sia la realtà aumentata che quella virtuale possono soddisfare appieno tali esigenze. Nel 2020 AR e VR, così, faranno parte delle strategie di marketing di un numero crescente di piccoli e grandi brand.

L’avvento del 5G e la diffusione dei nuovi smartphone con lenti con profondità 3D, infatti, renderanno il terreno fertile per l’integrazione di tali tecnologie all’interno di app e social media, amplificando l’esperienza utente e, soprattutto, il suo livello di engagement. La parola d’ordine sarà “assenza di confine“: tra il mondo online e quello offline, tra la realtà effettiva e quella aumentata/virtuale.

Grandi brand come Coca-Cola, Lego o Ikea stanno già procedendo in questo senso, integrando tali tecnologie all’interno delle proprie strategie digitali e creando nuovi modi di interagire con i consumatori attraverso la produzione di esperienze uniche e memorabili.

Dall’automazione ai chatbot: il 2020 sarà l’anno dell’Intelligenza artificiale

Tra i socia media trend 2020ci sarà anche l’AI. L’intelligenza artificiale è ormai sempre più presente nelle nostre vite, non solo quando si parla di assistenti vocali e lavatrici intelligenti, ma anche in ambito marketing e comunicazione. Il prossimo anno un numero crescente di aziende, infatti, ricorrerà ai chatbot per il proprio servizio clienti, utilizzerà l’analytics delle immagini applicata al social listening per facilitare il monitoraggio della online brand reputation, mentre il machine learning aiuterà gli inserzionisti a ottimizzare la pubblicità online. Se per esempio Google si occuperà di massimizzare le conversioni degli annunci pubblicitari, il compito dei marketer potrebbe essere quello di definire la strategia e i contenuti creativi.

Un esempio? Ogilvy, in una recente campagna per le ferrovie tedesche, ha utilizzato l’AI per aiutare a rilevare immagini globali simili e creare pubblicità personalizzate per i viaggiatori, generando un tasso di conversione del 6,61% e un aumento dei ricavi del 24%.

Come coinvolgere la Generazione Z?

Sono iperconnessi, nativi digitali, passano senza soluzione di continuità da una piattaforma all’altra, hanno una soglia di attenzione tra le più basse di sempre e un potere di spesa significativo, non si fidano della pubblicità tradizionale e non sono fedeli alla marca. Ecco un ritratto dei consumatori del futuro, appartenenti alla generazione Z.

Le parole d’ordine per conquistarli sono tre: innovazione, creatività e personalizzazione del prodotto. Come raggiungerli? Utilizzando le nuove tecnologie, ma senza sottovalutare l’importanza dell’elemento umano.

Secondo Talkwalker, i social media trend 2020 su cui investire a tal proposito saranno: social eCommerce, advertising in formato verticale, pubblicità nella ricerca vocale e iper-targetizzazione.
Social media trend 2020: investire negli UGC

Se la generazione Z è il target su cui puntare, gli UGC si confermano anche quest’anno i contenuti giusti su cui investire. Con un engagement 6,9 volte maggiore rispetto ai branded content, stando ai dati raccolti da Talkwalker si prevede che i contenuti “user generated” saranno alla base delle decisioni d’acquisto di circa il 90% degli utenti del web.

I consumatori – soprattutto i più giovani – non vogliono più acquistare un prodotto o un servizio, ma uno stile di vita da condividere con la propria community. Lo hanno capito già da tempo aziende come Starbucks o Apple che hanno fatto del senso di comunità un elemento chiave delle proprie campagne di marketing.

Per i marketer è tempo, dunque, di costruire una comunità che sia amata dal proprio pubblico. I consigli di Talkwalker? Investire nella creazione di gruppi, offrire degli incentivi ai creator più promettenti, facilitare la condivisione, ma soprattutto strategia e pianificazione.
Il futuro dell’Influencer marketing? pensare in piccolo per diventare grandi

Quando si parla di influencer marketing, si sa, il successo sta nei grandi numeri. Il 49% dei consumatori, per esempio, si affida ai consigli degli influencer per prendere le proprie decisioni d’acquisto e il 61% dei marketer lo scorso anno ha incrementato gli investimenti proprio in questo tipo di attività.

Per quanto possa essere elevata la visibilità generata da un post di un influencer, comunque, investire in campagne di influencer marketing non sempre consente di ottenere un ritorno sull’investimento tangibile. Questo perché non esiste ancora un quadro di riferimento chiaro e condiviso per misurare il successo di campagne del genere. La soluzione, secondo Talkwalker, potrebbe essere pensare in piccolo.

Hanno dai 500 ai 10milla follower, un seguito autentico e un livello di engagement altissimo: il futuro dell’influencer marketing potrebbe essere rappresentato da micro e nano influencer.

Nel 2020, infatti, si vedranno sempre più brand impegnati a costruire reti di piccoli influencer per concentrarsi su audience più specifiche e con un ritorno potenzialmente più elevato. Lo ha già capito Samsung che, grazie alla campagna #greendontcare su Giphy, è riuscita a raggiungere in meno di un mese oltre 1200 menzioni, il 63% di sentiment positivo e un particolare livello di engagement tra le generazioni più giovani.

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