Social network e comunicazione umana

Daron Acemoglu, su Project Syndicate, sostiene che i social media abbiano significativamente scosso le fondamenta della comunicazione umana e dell’interazione sociale , causando un cambiamento molto più profondo di come sembra.

Un processo anticipato dal sociologo Neil Postman, scomparso nel 2003, che osservava come gli americani “non parlano più tra di loro, si intrattengono a vicenda. Non scambiano idee, ma immagini”.

Lo studioso temeva, inoltre, un futuro huxleyano, dove non ci sarebbe bisogno di bandire libri perché “nessuno vorrebbe leggerli” e la verità finirebbe “annegata in un mare di irrilevanza”.

E i social potrebbero diventare il terreno dove il mondo creato dallo scrittore diventa vero, con governi che ne prendono il controllo, manipolando la percezione della realtà e riducendo gli utenti a passività ed egoismo, con la collaborazione degli “amici”, virtuali, che supportano i pensieri condivisi, anche se non sono veri.

E, come diceva Hannah Arendt, “se tutti mentono a te, la conseguenza non è che tu credi alle bugie, ma piuttosto che nessuno crede più nulla”, con il risultato, conclude Acemoglu, che la vita sociale e politica diventa impossibile. E cade la superiorità dell’uomo, basata sulla capacità di imparare dalla comunità

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