Social Network e dark marketplace: come migrano gli utenti?

Gen 30th, 2021 | Di Redazione | Categoria: Imprese e Mercati


Il dark web è una parte nascosta di Internet che è accessibile solo attraverso specifici browser che garantiscono l’anonimato durante la navigazione in rete.

Le attività illegali fioriscono sul dark web, nei cosiddetti dark marketplace, veri e propri “mercati neri”, dove gli utenti si scambiano beni, principalmente usando il Bitcoin come moneta di scambio. Silk Road è considerato il primo mercato nero del dark web.

Lanciato nel 2011, vendeva soprattutto droga. Chiuso dall’FBI nel 2013, gli sono succeduti decine di mercati neri che vendevano armi, documenti falsi e carte di credito rubate.

In una ricerca internazionale condotta da ricercatori di Regno Unito, Stati Uniti e Danimarca e parzialmente finanziata dal programma Economic data science dell’Alan Turing Institute, abbiamo esaminato cosa succede dopo che un dark marketplace chiude i battenti in seguito a un raid della polizia o un exit scam (ovvero quando gli amministratori di un marketplace chiudono improvvisamente il sito e spariscono con i soldi degli utenti).

Ci siamo concentrati sulla “migrazione” degli utenti, che spostano la loro attività di scambio su un altro marketplace dopo la chiusura di quello precedente.

Abbiamo scoperto che la maggior parte di loro (in media il 66%, ovvero circa due terzi) ha spostato la propria attività su un solo e medesimo marketplace (solitamente quello con il maggior volume di scambi). Le migrazioni degli utenti avvengono nel giro di pochi giorni e sono verosimilmente coordinate tramite forum di discussione come Reddit o Dread.

Subito dopo la migrazione, la quantità complessiva di scambi ha rapidamente ripreso a fiorire. Quindi, anche se i singoli marketplaces possono sembrare fragili, con gli utenti che subiscono regolarmente grandi perdite a causa di scam e shutdown (di recente, un enorme marketplace chiamato DarkMarket è finito offline in un’operazione internazionale che ha coinvolto la National Crime Agency del Regno Unito), la migrazione coordinata degli utenti garantisce loro una forte resilienza complessiva, così che chiuso uno, nuovi dark marketplaces continuano a fiorire.

Questo fenomeno ha dei parallelismi impressionanti con ciò che sta accadendo attualmente sui social network.

La rete spezzata

Proprio come Silk Road è stata fondamentale nell’innescare il commercio illegale online, Facebook e Twitter sono stati i primi “semi” nel campo dei social network. Hanno permesso a individui lontani geograficamente, ma con interessi comuni, di incontrarsi e iniziare una conversazione.

La loro natura centralizzata è stata una caratteristica chiave del loro successo. Gli utenti potevano ritrovarsi in comunità a cui non sapevano di appartenere: folle di anime affini con cui comunicare 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Ma ora stiamo assistendo all’evoluzione di un nuovo ecosistema social, più frammentato. Quando una piattaforma – per quanto grande – sperimenta la censura o la chiusura, gli utenti sono rapidissimi nel coordinare la loro migrazione verso un’altra piattaforma.

Nel dark web, dopo una chiusura, gli utenti tendono a migrare verso lo stesso sito. Lo stesso è vero per i social, con la migrazione degli utenti che la pensano allo stesso modo (la politica sembra il principale denominatore comune) verso un medesimo sito.

Conosciamo già le echo chamber, le camere dell’eco di Internet, dove agli utenti vengono presentati contenuti e opinioni simili alla loro e che vanno a rafforzare i loro sistemi di credenze e pregiudizi. Presto, potremmo vedere queste camere dell’eco dare luogo, ciascuna,alla propria piattaforma individuale.

Cosa significa tutto questo per i giganti social come Facebook e Twitter? La nostra ricerca ha dimostrato che le comunità del dark web hanno una notevole resilienza, anche quando vengono minacciate da frequenti chiusure.

Se lo stesso fosse vero per l’emergente costellazione di social network alternativi, allora potremmo assistere a uno slittamento di potere dalle grandi piattaforme a quelle più piccole. Il numero crescente di piattaforme e la capacità degli utenti di coordinarsi in migrazioni di massa, renderà più difficile che mai per i moderatori rintracciare l’origine dei contenuti pubblicati online.

A cura di Andrea Baronchelli, ricercatore italiano della City University of London

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