Sondaggi, pronostici elettorali ed effetti generati per aumentare il consenso: lezioncina dalle attuali elezioni presidenziali americane

Nov 6th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


Nessuno esprime meraviglia, o tantomeno indignazione, quando un oroscopo viene smentito dalla realtà (sarebbe come meravigliarsi del sorgere o tramontare del sole).

La vita dei sondaggisti da questo punto di vista potrebbe apparire molto meno comoda: si ritiene che qualcuno che si ricorda dei loro errori c’è sempre, e, questo è vero per gli addetti ai lavori ed i politici, ma, per quanto riguarda l’elettore medio questo è sbagliato, profondamente sbagliato.
Mai dimenticare che la gente dimentica (sarebbe un grave errore di marketing)!

Ed infatti il presupposto del ricordo è, paradossalmente, proprio l’oblio.

Lo psicologo Hermann Ebbinghaus (1850-1909) dimostrò, con una serie di esperimenti controllati, che dopo solo una settimana il 75% dell’informazione alla quale le persone venivano esposte veniva dimenticato; dopo un mese, la quota dell’oblio saliva al 95%.

Nel frattempo, questa informazione era stata sostituita nella memoria da altre informazioni, a meno che non fosse stata ripetuta (quindi rinforzata).

Cioè un sondaggio scaccia dalla memoria un altro sondaggio, magari di segno contrario.
Poi c’è la “forchetta”, il range all’interno del quale il sondaggio mantiene la sua validità, poi c’è la comunicazione mainstream condizionata dagli uffici di PR, poi c’è la polarizzazione dovuta all’esposizione dei social che selezionano i post più coerenti con le tue scelte ed attese…. Poi, nel frattempo si arriva a ridosso di nuove elezioni ed i pronostici elettorali continuano come sempre.

Allora sorge spontanea la domanda da porsi durante la tornata elettorale, perché dare tanto spazio ai sondaggi (il cosiddetto voto di paglia) che addirittura talvolta contraddice e si scontra con il voto reale (quello di pietra).

Ma quanto un sondaggio può riuscire a “manipolare” e a “dis-orientare” la pubblica opinione, per esempio, a favore di una candidatura, oppure per indebolire la credibilità di un avversario?

Vediamo di fare un minimo di chiarezza quantomeno sugli effetti determinati della pubblicazione di un sondaggio e l’utilizzo che ne può fare un bravo spin doctor per raccogliere più consensi.

Parlando di sondaggi, viene spesso indicato l’effetto “band-wagon” (studiato a fondo da Elisabeth Noelle-Neumann, nel suo “La spirale del silenzio”) e del potere persuasivo dei mezzi di comunicazione di massa, che consiste nel saltare sul carro del vincitore. Cioè, l’elettore – sulla base dei pronostici elettorali di un sondaggio – tenderebbe a votare il partito che viene dato per vincente (a nessuno piace essere dalla parte del perdente).

La verifica di questo fenomeno è stata ampiamente validata nei sondaggi post-elettorali, quando il partito che ha vinto le elezioni ottiene un consenso superiore a quello realmente conseguito.

Ci sono però altri effetti possibili determinati dalla pubblicazione dei sondaggi preelettorali. Il più importante è l’effetto “under dog”, che consiste in un aiuto, attraverso il voto, al partito dato per perdente. In questo modo il partito più debole potrebbe beneficiare dei voti di chi consapevolmente intende dare una mano al perdente.

Ma vi è anche un ulteriore effetto, quello del “defeatist”, che tende ad astenersi quando vede che il suo partito si presenta eccessivamente debole. A questo punto il partito più forte ottiene un beneficio dall’astensione.

Un altro effetto è quello della “lethargy”, per cui sulla base dei pronostici elettorali ci si può anche astenere visto che il proprio partito, dato per vincente, non ha sicuramente bisogno del suo unico, e per questo ritenuto (a torto) insignificante voto.

L’effetto “mobilization” ha un impatto sul tasso di partecipazione. I simpatizzanti dei partiti, conosciuti i risultati dei sondaggi preelettorali, si mostrano particolarmente attivi nei confronti degli altri elettori, specie se indecisi, portando a riprova l’indiscutibile pronostico elettorale.

L’effetto “guillottine” determina invece la scelta dei simpatizzanti per i partiti più piccoli spinti a sostenere il partito più grande che ha più chance di vittoria.

A questo effetto si aggancia il “facilitating tactics”, cioè i simpatizzanti di un partito scelgono di votare per un partito con maggiori chance di vittoria per facilitare una coalizione.

Ed infine c’è l’effetto “preventive tactics”; si sceglie di votare un diverso partito, sempre all’interno della stessa area politica, per impedire lo strapotere della maggioranza così come viene indicata dal sondaggio preelettorale.

Avere il polso reale della situazione (attraverso sondaggi riservati, non destinati alla diffusione) consente di scegliere quale effetto promuovere maggiormente per aumentare il consenso.

Qual è il parere riguardo all’attualissimo argomento di Danilo Arlenghi presidente del Club del Marketing e editore di Marketing Journal?

“Innanzitutto rivolgo il mio plauso a Vincenzo Freni che ricco di prolungata esperienza e di enorme cultura in materia ha esposto, come sempre, in modo esplicativo, didattico e facilmente comprensibile ai non proprio addetti ai lavori di ricerche, indagini e come in questo caso sondaggi elettorali.

Certamente l’utilizzo delle ricerche di marketing così come dei sondaggi elettorali è estremamente utile ad aziende e candidati politici per tastare il mood del momento e il sentiment dei consumatori riguardo a prodotti e servizi o degli elettori per quel che concerne la scelta delle figure da votare

Vero è che seppur con raffinate tecniche indagatrici che si sono sempre più evolute da George Gallup, il quale nel 1928 propose per primo il sondaggio ‘scientifico’, ad oggi, i sondaggi non possono mai essere esatti millimetricamente, infatti non a caso esiste il range di validità, comunque rappresentano in modo statistico la realtà dei fatti.

Allora perchè, soprattutto negli Stati Uniti, patria nei quali sono nati e che parrebbe all’avanguardia nelle ricerche e nei sondaggi, si verificano situazioni come quella attuale, non di meno da quella del 2016, nelle quali i sondaggisti hanno preso lucciole per lanterne?

Mio malgrado la risposta è una sola: dal momento che gli Istituti americani di sondaggi sono altamente professionali tanto da non sbagliare il campione probabilistico rappresentativo della popolazione di
riferimento e da approntare un questionario semplice e non ambiguo, nonchè da saper elaborare i risultati con grande maestria, sorge il dubbio sulla utilizzazione finale dei responsi emersi.
Saranno veritieri o manipolati in funzione di gruppi di potere economico/politico che li spingono a errare consapevolmente?

Sarebbe un maldestro tentativo di sopprimere la verità palesando una fuorviante falsità dei dati a discapito della reale opinione pubblica, della corretta informazione e soprattutto della democrazia

I sondaggi possono essere usati non solo come medium che evoca le tendenze di un’opinione pubblica mobile e fantasmatica, ma anche come strumento di marketing politico, mezzo di lotta politica. In tal senso essi sono venuti a sostituire parzialmente, ma con caratteri ed effetti del tutto diversi, le dimostrazioni di piazza.

Come in passato si organizzavano manifestazioni di piazza per sostenere un candidato o per dare visibilità ad una posizione politica, così oggi lo stesso effetto «dimostrativo» può essere ottenuto, anche con meno rischi, commissionando un sondaggio e pubblicizzandone i risultati, se favorevoli.
In altri termini, accanto ad un uso conoscitivo, si afferma un uso persuasivo e spesso manipolativo del sondaggio proprio quando si è in mala fede.”

Vincenzo Freni
www.freniricerchedimarketing.com
email: frenimkt@frenimkt.com

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