Spalmare È Un Po’ Cucinare

Gen 13th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Marketing

Spalma e gusta

Forse vero non è, ma pure era fama che la cucina inglese fosse assolutamente detestabile. Dicono però che recentemente persino il popolo britannico abbia scoperto le piacevolezze della buona cucina, del buon vivere e della buona tavola. Provate voi e poi mi fate sapere.

Molto diverso invece il discorso per quanto riguarda gli statunitensi, dove una minuscola raffinata élite si alimenta correttamente e civilmente, mentre la maggior parte della popolazione consuma esclusivamente prodotti dell’industria alimentare ad elevatissimo contenuto di servizio, in pratica non c’è nulla da mettere sul fuoco, al massimo c’è solo da riscaldare, e soprattutto da spalmare.

L’idea che l’industria alimentare si è fatta del consumatore medio è quella di una preparazione dei pranzi ridotta ai minimi termini, promuovendo l’abbinamento tra una fettina di toast e un qualcosa da spalmarci sopra. Tutto ciò che è in crema ,spray o spalmabile va quindi alla grande. Rapidità di preparazione, facilità di ingerimento, senza piatti da lavare o una cucina da riordinare.

Alcuni anni fa ero stato incaricato di condurre dei test di prodotto su dei formaggi spalmabili variamente aromatizzati al fine di penetrare il mercato nord-americano. Pochi anni dopo, a caduta, questi formaggi spalmabili addizionati ai vari gusti sono approdarti anche sul mercato italiano.

Ma le novità più sorprendenti sono state lanciate proprio in questi ultimi mesi del 2020. Avreste mai pensato al caffè spalmabile? Prendi una fetta di pancarré, ci spalmi la crema di caffè e puoi assumere tutta la caffeina che vuoi senza bisogno di dover preparare una macchinetta di caffè con tutto quello che comporta di tempo e lavoro.

Ma le stranezze spalmabili vanno ben oltre. Ad esempio c’è il gin spalmabile, così come il whisky, una nuova modalità di assunzione di superalcolici che, magari, in associazione con il pane, meglio rispetta le pareti dello stomaco.

Il passo successivo da parte della comunicazione per promuovere questo tipo di alimenti è quello di aggiungere al prodotto spalmabile un po’ di erotismo. Ed infatti, alla gamma degli spalmabili, si è aggiunto lo “spreadable pornstar” un prodotto dove vengono mixati vodka, Martini e frutto della passione, per ottenere “un toast afrodisiaco o una ciambella puttanella”.

Recita la pubblicità “Ogni cucchiaiata peccaminosa contiene una vera purea di frutto della passione maturo bilanciata con arance, altri agrumi e vodka”.

La spinta verso i cosiddetti superfood, cioè alimenti che avrebbero virtù terapeutiche o che contengono ingredienti con delle proprietà salutari, ha dato origine alla “birra ai semi di avocado”, che di birra sinceramente sembra avere poco.

Questa sorta di birra, alternativa alla birra, viene pubblicizzata non tanto per il gusto (di birra?) ma perché “contiene tre volte la quantità di antiossidanti del tè verde e solo 15 calorie”. Disponibile in più gusti, dal pompelmo-lavanda al mango-zenzero, alla menta-rosa. Caratteristica principale di queste birre, come esaltata dalla pubblicità, è che non sono gassate.

Ma la comunicazione per promuovere la birra-non-birra assume persino valenze ecologiche: “ogni volta che bevi, stai evitando di mandare in discarica dei semi di avocado, stai aiutando il pianeta a trasformare le parti non amate del cibo in una bevanda ricca di nutrienti” esattamente, ci viene in mente, come le bottiglie di plastica trasformate in capi di abbigliamento sportivo.

In alternativa alla birra-non-birra a base di semi di avocado (l’industria ha sempre una risposta pronta ai nostri desideri), ci si può rivolgere alla birra spalmabile. Purtroppo non disponiamo di recensioni di chi ha avuto la ventura di assaggiare questa birra da assumere su una fettina di pane.

La crescita del mondo vegan ha favorito il lancio delle uova vegetali congelate, anche se in questo caso la parola “uova” porta fuori binario, perché il prodotto è a base di fagioli mung (i cannellini o i borlotti sarebbero stati troppo banali), contenenti 7 grammi di proteine, senza colesterolo, facilmente riscaldabile in padella o nel tostapane.

Questo prodotto si aggiunge alla maionese vegana e alla carne vegetale “impossibile pork” una carne–non-carne al gusto di carne di maiale.

I mercati che questa carne vegetale andrà ad aggredire sono quelli di quella parte del globo, Asia Pacific, amante del maiale, che in un momento di significativa carenza di maiale a causa dello scoppio della peste suina africana, può essere interessata ad un prodotto dal gusto assimilabile a quello della carne di porco.

Tanto per capire l’importanza del maiale in quelle regioni del mondo dobbiamo tener presente che l’ideogramma cinese che indica la casa vede stilizzato come dimorante anche un maiale. Cioè, per intenderci, un maiale che vive sotto lo stesso tetto conferisce il vero significato di casa a coloro che la abitano; ovvio che il maiale domesticato è libero di girare per la proprietà ed entrare ed uscire di casa.

Ulteriore espansione di questo nuovo alimento che imita la carne di maiale si prevede nei mercati nei quali il porco non viene consumato per motivi religiosi ma il cui gusto, consistenza e texture, una volta marcato halal o kosher, aprirebbero degli spazi di mercato, questi sì, ritenuti impossibili L’epidemia di coronavirus, come ipotizzato dai produttori dell’impossible pork, alimenterà ulteriormente le preoccupazioni dei consumatori sulla sicurezza alimentare, rendendo questa regione del mondo un mercato interessante per tutti i produttori di alimenti a base vegetale.

Un’antica filastrocca inglese recitava :“Al mercato, andiamo al mercato per comprare un maiale grasso; di nuovo a casa, torniamo a casa, per un pasto divertente e felice”. Evidentemente i tempi sono cambiati e la realtà viene rimpiazzata dalla parvenza o, nel migliore dei casi, dal surrogato per dirla con Adler: “Questa è un’epoca di surrogati: invece del linguaggio, abbiamo il gergo; invece dei principi, slogan; e invece di idee genuine, battute brillanti” e aggiungiamo, invece di carne di maiale, impossibile pork, si, ma… 100% vegetale.

Scritto da Vincenzo Freni

frenimkt@frenimkt.com
www.freniricerchedimarketing.com

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