Storie di marketing: un brand alla volta, Ikea

Ott 2nd, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


Prendiamo i mobili Ikea: li conoscono tutti e non c’è praticamente angolo di mondo in cui non li si possa trovare. Perché il fondatore dell’azienda, il multimiliardario svedese Ingvar Kamprad, ha scelto proprio quello strano nome?

Svezia meridionale, 1943: il diciassettenne Ingvar Kamprad riceve un piccola somma in denaro dal padre come premio per aver superato brillantemente gli studi.

Son tempi duri - siamo in piena II guerra mondiale - e il giovanotto, anziché bruciare il denaro in piccoli piaceri, decide di investirlo creando un servizio di vendita per corrispondenza.

Ingvar è un ragazzone concreto e ha in mente un modestissimo business: vuole aprire una piccola attività, vendendo oggetti di basso costo e utili come penne e matite, fiammiferi, bustine di semi, biglietti di auguri e decorazioni natalizie.

Come battezzare la neonata società? Ingvar è molto sveglio, ha un ottimo fiuto commerciale, ma non ha il sacro fuoco artistico e neppure una fantasia degna di questo nome.

Decide perciò di chiamarla IKEA: “I” come il suo nome, “K” come il suo cognome, “E” come Elmtaryd, il nome della fattoria in cui è nato e “A” come Agunnaryd, il piccolo villaggio dello Småland (una regione della Svezia meridionale) nel quale è situata la fattoria.

Il nome tutto casa e chiesa gli porta fortuna. Ingvar è morto il 27 gennaio 2018: al momento del suo decesso è stato il sesto uomo più ricco del mondo; nel 2017, la sua azienda ha fatturato 29 miliardi di euro, grazie a 345 centri di vendita dislocati in 42 Paesi. Un bel successo per un ragazzo senza troppi grilli per la testa…

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