Twitter compie 15 anni: la doppia vita e i due compleanni del social media

Lug 25th, 2021 | Di Redazione | Categoria: Social Media


Due vite e due compleanni per Twitter. Il social media nato 15 anni fa su iniziativa di un gruppo ristretto di amici ricorda il 21 marzo come il vero e proprio battesimo, con il primo tweet di Jack Dorsey “just setting up my twttr”, recentemente “venduto” come un cimelio alla somma di 2,9 milioni di dollari.

Ma è il 15 luglio del 2006 il giorno in cui Twitter viene aperto al pubblico, dando la possibilità agli utenti di scrivere brevi messaggi per quei proverbiali 140 caratteri e comunicare al mondo stati d’animo, notizie, predilezioni e, perché dimenticarli, insulti e invettive varie. E di incrociare le parole chiave in rete, grazie all’hashtag: usato per la prima volta il 23 agosto 2007, il segno # è diventato in breve tempo feticcio della comunicazione digitale, utilizzato anche da Facebook, Instagram, LinkedIn e altri social.

Quella che per anni è stata chiamata piattaforma di microblogging, con la sua immediatezza e semplicità ha attirato personaggi dello spettacolo e soprattutto dell’informazione, tanta gente comune e ovviamente politici, fino a Donald Trump, per i suoi eccessi bandito definitivamente dal social dopo anni in cui i suoi post avevano sostenuto l’attenzione su Twitter mentre questa cercava di cambiare pelle.
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Questione di tempismo (mancato)

Due compleanni per due vite. La prima nata sulle ceneri di un fallimento, come d’uso per le start up californiane (raggiunto il successo si sarebbero trasferiti in Delaware, paradiso fiscale in terra d’Usa): narra la leggenda che Jack Dorsey insieme a Noha Glass, Biz Stone e Evan Williams lavorava ad un progetto di lancio di podcast in Odeo, l’azienda in cui lavoravano.

Un progetto evidentemente troppo in anticipo con i tempi e spiazzato dal lancio del primo iPhone e da iTunes. Dalla voce al testo, la genesi di Twitter ha orgogliosamente lanciato e poi sostenuto (e con un po’ di snobismo) l’identità di social breve, con quei 140 caratteri indigesti per i boomer più loquaci, orgogliosamente difesi invece da chi vedeva nella brevitas digitale un tratto distintivo nella nuova comunicazione. Mentre Facebook conquistava il mondo espandendosi e adattandosi alle esigenze esplicite e potenziali degli utenti, Twitter è rimasto fedele a sé stesso e ai suoi 140 caratteri per molti anni.

Ma con il tempo l’impermeabilità alla sfida con le altre piattaforme – quella di Mark Zuckerberg in primis – ha spinto Dorsey e i suoi soci allo sbarco in Borsa, nel 2013, un anno dopo quello (poco fortunato) di Facebook, addirittura superandone per un breve periodo la capitalizzazione di Borsa.

La seconda vita di Twitter

Nel settembre 2017 cade il tabù dei 140 caratteri e inizia la sperimentazione a 280 (eccezion fatta per gli utenti asiatici con scrittura non alfabetica).

È l’inizio della rivoluzione dall’interno di Twitter, spinta dal pressing su Jack Dorsey dei nuovi soci della corporation che da tempo chiedevano ai manager della società meno originalità e più utili (analogamente a quanto stava macinando Mark Zuckerberg, una volta archiviati i passi falsi dell’Ipo).

È stato lo stesso Dorsey a lanciare nel 2019 il progetto Bluesky, che punta a trasformare la piattaforma da sistema chiuso ad ambiente aperto; cui si è innestato di recente Birdwatch, che punta a stanare le fake news.

È la fase espansiva della piattaforma che arricchisce il suo ecosistema digitale per renderlo più dinamico e ricco per gli utenti, offrendo loro modalità di pubblicazioni analoghe (reel su Instagram, fleet su Twitter, per intenderci), pur di trattenerli.

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