Un po’ di creatività per l’ hotellerie

Gli alberghi soffrono, come dare una mano al macro settore a costo zero ?

Pulizia e gentilezza sono fondamentali, ma non bastano. La fantasia viene in soccorso

Estate, ben si sa, fa rima con alberghi, benché la maggior parte resti aperta tutto l’anno. Diamo subito, allora, una rapida panoramica oggettiva del comparto.

Si stima che in Italia ci siano più di 33 mila strutture ricettive con oltre 2 milioni e 200 mila posti letto. Siamo il quarto Paese al mondo – dopo USA, Cina e Giappone – e il primo dell’Unione Europea per numero di camere..

Avete presente le dimensioni dei Paesi citati e quelle del nostro? Siamo un puntino sulla mappa, rispetto agli altri.

Eppure ridondanti di soluzioni albergative per chi viaggia. D’altronde il Belpaese ha il maggior numero di siti Unesco, una meta nazionale e internazionale imperdibile.

Vien da sé quanto importante sia il turismo per la nostra economia, un grosso traino da supportare in ogni senso. Sia da parte del Governo, sia dagli stessi proprietari, si tratti di una catena, di extralusso o di una locanda. La domanda del mercato è altissima.

Eppure l’’ISTAT evidenzia che il comparto sia tra i più duramente colpiti dalla pandemia. I dati evidenziano infatti che, nel 2021, il fatturato degli alloggi è calato di quasi un terzo rispetto ai livelli 2019 (-32%). Oltretutto, il settore viene da un 2020 ancora peggiore, in cui aveva già perso oltre la metà del fatturato (-54%). Che sarà ora, nel 2022?

E che fare, lasciando per ovvi motivi ai politici la parte che comprende agevolazioni fiscali e infrastrutture? Ed ecco che scende in campo la comunicazione, valido alleato per superare i momentacci. Mettiamoci a inventare il domani invece di preoccuparci di ciò che è accaduto ieri.”, disse quel visionario di Steve Jobs.

Ma la tipica reazione post pandemica suona in do minore con un laconico “non abbiamo soldi…” e, purtroppo, perlopiù è persino vero. Se il c/c langue bisogna attingere al serbatoio della creatività, che ha il magico potere di saper donare nuova vita, nuove emozioni, nuovi scenari a costi zero o veramente irrisori.
Invece di sciorinare la teoria ad hoc, entriamo nel vivo con un esempio reale.

Con una sola premessa: non bastano, però sono fondamentali in ogni struttura, pulizia e gentilezza.

Desidero raccontarvi un aneddoto che ritengo emblematico per illustrare la potenza delle idee. Anni fa mio marito e io avevamo pensato di andare a Seattle, negli USA, in viaggio di nozze. Peccato l’avessimo deciso all’ultimo momento e fosse il periodo natalizio. Non c’era posto in alcun hotel centrale.

Noi cercavamo appunto una sistemazione in centro, per poter parcheggiare l’auto e muoverci qua e là a piedi o con i mezzi pubblici. Finchè non mi arriva sullo smartphone un alert che avevo preimpostato, si era appena liberata una camera matrimoniale con bagno, prima colazione compresa in un centralissimo ostello.

Ostelli? Quei posti scanzonati dove alloggiano i ragazzini giramondo? No problem. L’ho prenotata comunque al volo, anche se non avremmo dormito in lenzuola di percalle, con materassi ad acqua , cuscini in piuma d’oca e coperte di cachemire, serviti e riveriti pace e amen, a noi interessava solo visitare comodamente la città americana e i suoi musei.

Avevo letto che la nostra sarebbe stata la Pop Room, ma non avevo prestato attenzione al perché, né ai dettagli del caso.

Arriviamo. Appena entrati, mi sono sentita avvolta dalla piacevolissima sensazione di appagamento che dona l’arte. Una forma di comunicazione sensoriale forte e impalpabile, che vibra nella nostra interiorità risvegliando gli archetipi dell’inconscio collettivo, per dirla con Jung.

Quadri di ogni tipo e dimensione tappezzavano le pareti della hall, molto ampia e luminosa, piena di turisti di ogni età e da ogni parte del mondo spaparanzati sui divani, connessi col tablet. Li riconoscevo per i tratti somatici, orientali, latino-americani, neri da varie provenienze…e, di sottofondo,, una musica classicheggiante che non conoscevo ma intonata all’insieme.

Stavo assaporando questo artistico tuffo cosmopolita quando colui che si presentò come il direttore ci fece il check in e disse a un tale di portare i nostri bagagli in camera. Incuriosita, seguii subito l’incaricato e approdai appunto nella Pop Room prenotata, o meglio in una stanza piena di quadri ispirati alla pop-art. Sopra il letto, di fianco, a lato …un caleidoscopico flash, caldo e toccante.

Quando riuscii a parlare con tranquillità col ragazzone che gestiva l’ostello, rimasi colpita dalla storia. James, camicia scozzese su jeans, sneakers e piercing ovunque fosse possibile, mi raccontò che il proprietario dell’ostello era un suo amico d’infanzia e gli aveva chiesto aiuto per attirare clienti, gli affari non andavano bene.

Gli aveva dato carta bianca, fidandosi di lui. James, laureato in marketing e comunicazione, aveva così preso in mano le redini e optato per diversi cambiamenti, tenendo in considerazione che il budget era praticamente pari a zero. Va precisato che la struttura non necessitava di spese di manutenzione ed era stata imbiancata da poco.

Così il giovane yankee aveva allertato gli artisti locali con una campagna, on e off line: portate qui le vostre opere, le selezioneremo per creare delle camere tematiche e, in caso di vendita, ci riconoscerete il 30%. Detto fatto, moltissimi pittori esordienti, desiderosi di avere una vetrina, aderirono con entusiasmo all’iniziativa.

James e il mini staff di amici talentuosi che aveva impostato allestirono con i dipinti la quarantina di camere dell’ostello e la reception, col criterio dello stile o dei colori predominanti: romantic, classic, pink, blue …E, per valorizzare l’idea, con l’aiuto di un web designer aveva progettato un volantino-catalogo con foto dei dipinti, nome dell’autore e di ogni stanza.

Tutti gli artisti coinvolti, soddisfatti del riconoscimento, diventarono spontaneamente i principali promoter dell’ostello, che pubblicizzavano distribuendo i dépliant alle loro conoscenze. James mi aveva pure sottolineato che, ogni volta che qualcuno lasciava la stanza dove aveva soggiornato, durante il check out era d’accordo che uno del suo team andasse a verificare che l’ospite non avesse sgraffignato una tela. Gli era infatti capitato, agli esordi dell’iniziativa, di trovare una cornice vuota e da allora faceva attenzione ai furbastri.

Senza che si rendesse conto di quanto stava accadendo, da subito fioccarono i risultati positivi. La stessa stampa, da lui non attivata per mancanza di mezzi, aveva dato gran risalto alla ribattezzata boutique-art-museum e arrivavano prenotazioni da tutti gli States.

E, in seguito, dal resto del mondo. James aveva incollato dei cartoncini dietro a ogni quadro con titolo dell’opera, nome dell’autore e prezzo. Via via stava vendendo l’assortimento ai suoi clienti, doveva infatti ricontattare in continuazione i pittori per riallestire le pareti. Non aveva affatto previsto che l’arte diventasse un business nel business. Ma questo accadde.

Nel giro di un paio di anni l’ostello rilanciato aveva ricevuto richieste di replica non solo da New York, Los Angeles e San Francisco ma pure da Londra e Parigi. Volevano lo stesso format e James ridacchiava con me che lui non voleva fregare nessuno, aveva improvvisato, non esisteva uno stampo, non c’erano regole prestabilite e faticava a farlo capire ai committenti. Così era stato ingaggiato come consulente da vari hotel, viaggiava molto ed era divertito. Non solo.

Pure molto contento di aver aperto una finestra sul mondo dell’arte contemporanea sommersa, quella che non compare in prestigiose gallerie eppure ha tanto da comunicare al pubblico. Al termine del racconto, James mi aveva schiacciato l’occhio e confidato: “I miei nonni erano italiani, capisci, io ho l’arte nel sangue”.

Devo ammettere che le sue parole sono rimbalzate spesso nella mia mente. E spero, dopo avermi letta, ci pensiate anche voi. Già. Perchè noi italiani non escogitiamo qualcosa di simile per le nostre strutture ricettive? Sono pochissimi gli hotel che espongono quadri. Non credo certo sia il rimedio di tutti i mali, però è di sicuro un modo carino e a costo zero per rendere accogliente anche il più semplice alloggio, di dare una mano agli artisti locali e, in caso di vendite, di ulteriore guadagno. Da cosa poi nasce cosa, l’importante è muoversi, agire, far fluire energie…non nascondersi nell’alibi del non-ho-soldi.

In bocca al lupo al settore alberghiero del Paese più bello del mondo, il nostro.

di Marina Martorana
titolare Studio Marina Martorana & Partners

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