Vola il mercato delle mascherine, degli igienizzanti mani e dei disinfettanti: il ruolo della Cina e il rischio India

Mar 23rd, 2020 | Di Redazione | Categoria: Imprese e Mercati


È scattata la corsa all’acquisto di gel igienizzanti, prodotti disinfettanti e saponi antibatterici per difendersi dal coronavirus. I prezzi sono schizzati alle stelle (con rincari anche del 1900% rispetto al pre-emergenza) seguendo una logica speculativa che in questo caso però è inumano e di puro sciaccallaggio misantropo, ma sono prodotti così indispensabili contro virus e batteri? E serve davvero igienizzare oggetti e superfici?

La paura del coronavirus ha fatto letteralmente decollare le vendite di gel igienizzanti, saponi e salviette antibatteriche e di disinfettanti per oggetti e superfici. E quando il mercato chiede, i prezzi aumentano, anche a dismisura.

Per farci un’idea una confezione di Amuchina soluzione disinfettante concentrata da 250ml acquistata su Amazon prima del 22 febbraio ci sarebbe costata 3,62 euro, oggi costa ben 22,90 euro, con un rincaro del 533%. Emblematico il caso del gel mani della Fharma Doct da 80ml venduto solo pochi giorni fa a 1,50 euro a confezione e oggi venduto a 30 euro (sempre su Amazon).

E se online si registrano rincari esorbitanti, nei negozi e nelle farmacie va detto che questi prodotti spesso sono introvabili, esattamente come le mascherine. Ma sono davvero così indispensabili per proteggersi dal coronavirus? E serve davvero igienizzare e disinfettare oggetti e superfici? Dipende dalla situazione e da quali prodotti usiamo. Non tutti infatti sono efficaci e il più delle volte è davvero sufficiente lavarsi le mani spesso, nella maniera corretta, con acqua e sapone.

Quando però l’acqua non c’è allora si può puoi agli igienizzanti, purché però abbiano una base alcolica, ricordandosi che vanno usati su mani asciutte, altrimenti sono inefficaci

C’è un punto delicato che impone un ragionamento. Al momento lo schema prevalente è di protezione. Corridoi preferenziali per questo tipo di forniture nell’Europa che ha appena deciso di proteggere i propri confini individuando le merci come elemento determinante per la continuità di approvvigionamento.

Ma, occorre rilevarlo, è un punto di possibile strozzatura. La pandemia mette sotto pressione le catene di fornitura globali sia per i prodotti farmaceutici che per quelli medicali. Negli Stati Uniti, fino all’80% dei principi attivi farmaceutici proviene da tutto il mondo, compresa la maggior parte dei generici, con Cina e India leader di mercato.

Le soluzioni biologiche più innovative sono prodotte negli Stati Uniti e nell’Ue, da realtà di varia estrazione geografica. In Italia abbiamo ottimi esempi come Dompé, Menarini. Ma in Cina ci sono più di 600 impianti registrati dalla Fda americana, che forniscono più di 1.000 principi attivi, molecole chimiche più piccole, al mercato statunitense.

«Che cosa accadrebbe se l’epidemia di COVID-19 tracimasse in India al momento appena lambita. Avrebbe il potenziale per mettere sotto ulteriore pressione le catene di fornitura farmaceutiche globali già in difficoltà per quanto accaduto in Cina il cui mercato è appena ripreso dopo il lockdown», dice Lorenzo Positano, che guida la Practice Health Care di Boston Consulting in Italia, Grecia, Turchia e Israele.

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