XXX Se mi vuoi censurare allora io esagero ancora di più

Lug 12th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione, Marketing


Cosa puoi fare quando vieni etichettato come negativo, scandaloso e marchiato con la X dell’infamia, con il chiaro obiettivo di danneggiarti e limitare la tua popolarità?

In sostanza hai solo due scelte efficaci, adeguarti al sistema, sperando di passare inosservato oppure esagerare al massimo affermando la tua indipendenza ed è quello che fece l’industria del porno USA alla fine degli anni ’60.

La storia della censura cinematografica è molto affascinante, dice molto di noi e della nostra società, la nostra ipocrisia, le nostre paure e la nostra incapacità di gestire le responsabilità.

Censurare un programma televisivo, uno spot o un film, sono scelte di comodo tipiche di chi i problemi non li vuole veramente affrontare, ma semplicemente nasconderli sotto il tappeto.

Sono questi sentimenti che spingono nel 1930 i puritani Stati Uniti a istituire una censura cinematografica governativa, che domina la scena per 30 anni grazie al “Codice Hays”.

Agli inizi degli anni ‘50, però, cominciarono ad arrivare nelle sale americane molte pellicole straniere piene di contenuti scabrosi e sulle quali il “Codice Hays” non aveva alcun potere, perché realizzate all’estero e si iniziò a capire che il sistema andava rivisto.

Così negli USA venne abolita la censura governativa e le pellicole vennero classificate dalla Motion Picture Association in cinque categorie per la visione in sala:

G: pubblico Generale, sono ammessi gli spettatori di tutte le età.

PG: Presenza dei Genitori consigliata, alcuni contenuti potrebbero non essere adatti.

PG-13: Presenza dei Genitori fortemente suggerita, film sconsigliato ai bambini sotto i 13 anni non accompagnati.

R: Restrizioni al di sotto dei 17, non è permessa la visione ai minori di 17 anni non accompagnati.

NC-17: Non è consentito l’ingresso ai minori di 17 anni, anche accompagnati.

In ultima la classificazione X-rated, che in realtà non è mai stata veramente codificata e che indicava i film con contenuti così fortemente controversi, violenti, scabrosi o scandalosi, che nelle intenzioni dovevano essere bollati come da non vedere ne proiettare.
Come è logico immaginare avvenne l’esatto contrario.

L’idea delle major era di danneggiare le pellicole eccessivamente scandalose, apponendo un marchio, una “X” che ne identificasse la vergogna di contenuti inadatti al pubblico per bene.

Inizialmente con questo rating venivano classificati sia i film d’autore con contenuti violenti e scabrosi, sia le pellicole pornografiche, ma presto i produttori delle pellicole al luci rosse capirono che potevano sfruttare tutto ciò a loro vantaggio, bastava non vergognarsene, anzi vantarsene.

Così, verso la fine degli anni 60, le locandine dei film “a luci rosse” cominciarono ad essere invase di X.

Nascevano le pellicole “XXX”, una sigla totalmente inventata dai produttori di cinema pornografico, per comunicare al pubblico che i contenuti dei loro film erano molto più scandalosi di quelli degli altri.

Casualmente gli anni 70 e 80 furono l’epoca d’oro del cinema pornografico e come sempre la censura non servì a frenare il fenomeno, al contrario ne accrebbe solamente la fama.

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Fortunato Monti
Web & Social Marketer & Content Creator
fortunato.monti@gmail.com

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