YouTube: il caso italiano di Me contro Te e i prodotti di McDonald’s. Che messaggi arrivano ai bambini?

Mag 5th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione, Marketing


Come dimostrato da uno studio pubblicato su Pedriatics, l’80% dei genitori di bambini con età inferiore ai 12 anni lascia che i figli guardino YouTube e il 35% dichiara che la piattaforma web è utilizzata con regolarità.

Tali percentuali fanno di YouTube un luogo efficace per quello che viene definito “product placement”, cioè quella forma di pubblicità integrata nei video che più o meno esplicitamente sponsorizzano grandi aziende. Questo canale di promozione e dunque di guadagno è molto utilizzato dai baby influencer che godono della fiducia delle famiglie.

Sebbene lo schema che vede un miscuglio di challenge (sfida social) e sketch comici renda le pubblicità inserite più integrate e dunque più subdole, anche quando i prodotti promossi sono cibi da fast food, bevande zuccherate e dolci, i filmati pubblicati dai giovani youtuber appaiono sempre a misura di infante e per questo motivo ottengono un minore controllo da parte dei genitori verso i contenuti proposti.

Nel panorama italiano, un canale di YouTube che ha promosso junk food è quello di Me contro Te.

La coppia siciliana formata dalla ventitreenne Sofia Scalia e dal ventottenne Luigi Calagna rappresenta un fenomeno di intrattenimento dalle cifre spaventose: a oggi il loro canale YouTube vanta 5,74 milioni di iscritti, numeri che hanno permesso al duo di arrivare nel gennaio 2020 al cinema con un film che è riuscito a battere Checco Zalone.

Capita la portata del successo dirompente di Me contro Te, è difficile non riflettere sul possibile eco dei messaggi proposti nei loro filmati anche quando questi ultimi hanno come soggetto i prodotti di McDonald’s.

Con montaggi spiritosi, scherzi di coppia e un linguaggio che riesce a catturare l’attenzione dei più piccoli – il loro target sono i bambini tra i 5 e i 10 anni –, Sofia e Luigi mostrano la loro passione per i cibi della multinazionale statunitense.

Fino a pochi giorni fa era presente sul loro canale YouTube il video pubblicato nel 2019 Compriamo tutto il menu di McDonald’s, 18 minuti dedicati alle varie proposte di panini, alette di pollo, gelati offerti dal fast food che avevano ottenuto oltre 9 milioni di visualizzazioni.

Ora visionabili solo nella versione spagnola, ci sono Sofì gioca con un McDonald’s a casa – la ragazza si improvvisa proprietaria di un fast food preparando un panino per il finto cliente Luigi –, un filmato con oltre 4 milioni di visualizzazioni, pubblicato nel 2020 e lungo 14 minuti e Luì apre un McDonald’s dentro casa, 9 minuti visualizzati quasi 2 milioni di volte.

Oltre a contenuti dove la famosa catena è dichiaratamente menzionata, bibite di marchi famosi come la Coca-Cola oppure il modellino della scatola di McDonald’s sono esposti perché utilizzati nei video tutorial o nei video challenge – come Non scegliere la Coca Cola sbagliata challenge e Non scegliere il drink sbagliato con rispettivamente quasi 6 milioni e 11 milioni di visualizzazioni –, dove insegnano a creare lo slime, una sorta di intruglio appiccicoso onnipresente nella loro narrazione.

Sebbene gli ultimi istanti di alcuni filmati come Compriamo tutto il menu di McDonald’s siano dedicati al ricordare che non ci si deve abbuffare di panini e patatine e che le verdure vanno mangiate anche se non piacciono, il messaggio che rischia di rimanere nel giovanissimo pubblico non riguarda l’importanza di un’alimentazione salutare.

Con una formula fatta di espressioni facciali esagerate, toni di voce infantili, reazioni esasperate e atmosfere colorate, la comunicazione di Me contro te appare a tutela dei minori anche quando sembrerebbe esortare all’acquisto di un prodotto sfruttando l’inesperienza e la credulità dei bambini.

Il condizionale è tuttavia d’obbligo dato che nel 2018 il canale YouTube di Sofia Scalia e Luigi Calagna è stato premiato dal Movimento Italiano Genitori (MoiGe) perché particolarmente educativo e perché la visione dei filmanti proposti stimola la fantasia dei più piccoli.

Pensare però che la presenza di brand all’interno dei video passi inosservata è alquanto ingenuo; la stessa coppia in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano nel febbraio 2020 dichiara di essere consapevole della sua responsabilità nei confronti del pubblico. Alla domanda se fosse cambiato qualcosa nel loro percorso una volta ottenuto il successo, Me contro te risponde: “Quello che è veramente cambiato non è tanto il contenuto, ma è la responsabilità che mettiamo nelle storie perché sappiamo che a casa rifanno quello che facciamo noi. Quindi vogliamo trasmettere messaggi più positivi, cercando di curare al massimo i contenuti e non dare per scontato alcune cose”.

Quello del bombardamento pubblicitario è un tema che è stato affrontato dal governo inglese, che, nel tentativo di gestire l’aumento di adulti e bambini sovrappeso o obesi, ha proposto di vietare gli annunci online di prodotti ad alto contenuto di grassi, sale e zucchero presentando le più severe restrizioni di marketing digitale al mondo.

L’obiettivo è quello di estendere il più possibile la copertura del divieto e a tal fine è stata suggerita una proposta di regolamentazione che vorrebbe che i post sui social network dei pubblicitari di junk food venissero trovati solo da chi li cerca attivamente.

La novità di tale prospettiva riguarda proprio il fatto che coinvolge i social network: finora la maggior parte delle politiche di limitazione al marketing si sono concentrate sulle pubblicità trasmesse in televisione dimenticando però che oggi i bambini hanno cambiato schermo prediligendo quello dei tablet o dei computer.

Related posts:

  1. McDonald’s, le carte dei Pokémon negli Happy Meal assaltati degli adulti (che le «rubano» ai bambini)
  2. Regole più severe per la pubblicità in rete dei prodotti alimentari destinati ai bambini
  3. Attuale mantra dell’esperienza per i brand: il caso Barilla e la nuova creatività su Spotify
  4. E Adesso la Pubblicità (non a caso) Mostra un Burger Ammuffito a dimostrazione dell’assenza di conservanti